È boom dei concordati «Troppi furbi, fermateli»

di Elena Livieri wVENEZIA Boom delle ammissioni alla procedura di concordato preventivo nei primi quattro mesi dell'anno in Veneto: rispetto allo stesso periodo del 2012 si registra un incremento del 15,3%. Da Confindustria Padova arriva l'allarme: «L'uso furbesco dei concordati in bianco» dice il presidente Massimo Pavin, «ricade sulle imprese sane che recuperano una parte irrisoria dei crediti». L'associazione degli imprenditori chiede al Governo di mettere un freno agli abusi, per evitare un effetto domino dagli effetti micidiali. Il concordato preventivo è spesso l'anticamera del fallimento d'impresa e l'aumento delle istanze è dovuto ovviamente alla crisi e alle difficoltà a essa collegata. Nei primi quattro mesi del 2013 le ammissioni al concordato registrate dai tribunali in Italia sono cresciute del 59,1%, pari a 657, con sofferenze concentrate in Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e nello stesso Veneto dove i concordati ammessi sono cresciuti del 15,3%, arrivando a 68, rispetto ai 59 di un anno fa. Se è indubbio si tratti dell'effetto della recessione, è altrettanto vero per Pavin che si tratti anche della conseguenza «di una riforma della legge fallimentare che ha ampliato gli spazi per abusare di questo strumento, consentendo in molti casi l'uso del concordato preventivo come escamotage per non pagare i creditori, spesso altre imprese. Le conseguenze perverse» denuncia il numero uno di Confindustria Padova, «ricadono sulle imprese oneste che recuperano una parte irrisoria dei crediti, aggravando la già drammatica crisi di liquidità». Pavin punta il dito contro l'uso "furbesco" della normativa introdotta dal Decreto Sviluppo della scorsa estate. Un intervento che, introducendo il cosiddetto concordato preventivo "in bianco", consente di presentare la sola istanza di concordato, posticipando a un momento successivo quella del piano di rilancio. Tutto ciò beneficiando comunque da subito della protezione sul patrimonio del debitore, che lo pone al riparo dalle azioni esecutive dei fornitori. «Nata con il proposito corretto di tutelare la continuità aziendale, alla prova dei fatti la norma ha offerto facilitazioni per gli abusi» sottolinea Pavin, «lo confermano le numerose segnalazioni che stiamo ricevendo dai nostri associati, che hanno subìto gli effetti del concordato di molti clienti, recuperando una parte irrisoria dei crediti».