Ascensore di via Pisa i residenti accusano: colpa della burocrazia

di Giorgio Barbieri «Se siamo arrivati a questo punto è colpa del tribunale e della burocrazia che non permettono di mettere all'asta gli appartamenti pignorati», sostengono i residenti del grattacielo di via Pisa costretti a pagare l'ascensore per far fronte a un buco di 350 mila euro. Il riferimento è a otto alloggi appartenuti a inquilini morosi e la cui vendita potrebbe garantire gli introiti per coprire il passivo; uno è già finito per due volte all'asta che, in entrambi i casi, è andata deserta. Questi gli umori nel condominio dove, da giovedì, è entrato in funzione l'ascensore a pagamento. I residenti si dividono sull'iniziativa; da una settimana non si discute d'altro all'interno del grattacielo, alto 19 piani, che ospita oltre un centinaio di famiglie. E per il prossimo martedì 14 maggio è stata fissata un'assemblea di condominio straordinaria durante la quale verrà nuovamente affrontato il "nodo ascensore" dopo che, lo scorso dicembre, un'altra assemblea aveva dato via libera all'iniziativa. «La settimana scorsa mi sono dovuta rivolgere alla polizia per avere la tessera necessaria per usare l'ascensore», racconta la trentunenne Chiara Randazzo, «io non sono proprietaria dell'appartamento, ma in affitto. Pago mensilmente al padrone delle mura che, a sua volta, dovrebbe pagare la mia quota di spese condominiali. Solo con l'intervento della polizia, dato che sono incinta, ho avuto un badge per l'ascensore». Le tessere sono state consegnate a chi è in regola con le spese condominiali. Per ottenere la tessera elettronica, che costa 7 euro circa, l'inquilino "moroso" deve invece impegnarsi a pagare parte degli arretrati, in proporzione alle proprie possibilità. Il badge ha una durata limitata di 30 giorni. Per il rinnovo, è necessario continuare a versare quanto dovuto, pena il ritiro della tessera. Non tutti quindi hanno il badge per usare l'ascensore. Le persone che sono sprovviste non possono fare altro che aspettare nell'androne d'ingresso e chiedere poi ospitalità, che viene regolarmente negata, a chi sale. Oppure citofonare a casa e chiedere a qualche parente di scendere con la tesserina. Altrimenti non rimane altro da fare che armarsi di buona volontà ed affrontare le scale.«È da trent'anni che vivo in questo grattacielo», spiega invece Mario, «e posso assicurare che il buco di bilancio di 350.000 euro è dovuto ad otto appartamenti che da anni devono andare all'asta. Nessuno però in tribunale ha ancora messo le firme necessarie. Capisco che i giudici siano sott'acqua per il lavoro. Ma qui stiamo aspettando di sistemare i conti». In realtà un appartamento è già stato messo all'asta, ma in due diverse occasioni l'asta è andata deserta. «Se si usufruisce di un servizio bisogna farsene carico, non si può fregarsene», commentano però i favorevoli all'iniziativa, «ci sono famiglie che non pagano ormai da diversi anni e così non si può più andare avanti». Ora però i residenti si preparano all'assemblea del prossimo 14 maggio. «Noi contestiamo l'esito dell'ultima assemblea», spiegano dal Grifone Immobiliare, titolare di alcuni appartamenti agli ultimi piani, «l'attuale amministratore è in scadenza e dunque dovrebbe dedicarsi solamente agli interventi ordinari. Non certo a quelli straordinari come l'introduzione dell'ascensore con il badge». Ogni tessera elettronica è collegata a un'utenza, per averla ogni famiglia paga quello che può in funzione del debito e delle condizioni economiche. Al pagamento, viene consegnata dall'amministratore del condominio la tessera che è attiva per un mese. Scaduto il termine di trenta giorni, o l'inquilino versa un'altra rata, o la tessera che permette l'attivazione dell'ascensore viene bloccata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA