Save, i consulenti studiano l'alleanza Provincia-Finint

TRIESTE. Mentre la Giunta Tondo si disinteressa del porto di Trieste, a Venezia riattivano il punto franco e si preparano a portarci via traffico. Lo afferma la candidata alla presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, commentando la pubblicazione del Decreto Interministeriale in tema. L'Unione europea prosegue Serracchiani riconosce all'Italia quattro soli punti franchi, Genova, Gioia Tauro, Trieste e quello di Venezia, che negli ultimi vent'anni non era stato valorizzato anche a causa del tipo di traffici soprattutto intracomunitari. Oggi il Governo ha autorizzato lo spostamento e l'ingrandimento del punto franco di Venezia all'interno dell'ambito portuale a Marghera, e così abbiamo la prova che per spostare o ingrandire un punto franco non occorre un miracolo ma la volontà politica. E questa volontà non cade dal cielo, ma è il risultato di un lavoro in cui tutti i soggetti si sono messi a remare dalla stessa parte per raggiungere l'obiettivo. Bravi sono stati i veneziani, che presto ci faranno concorrenza anche sul trasporto intermodale. Ma questo è proprio uno dei di Roberta Paolini wVENEZIA Il riassetto societario di Save entra nel vivo e con esso la possibile "rivoluzione" dell'assetto proprietario degli aeroporti di Venezia e Treviso. Con le Generali che vogliono uscire da Save, tanto da aver disdettato il patto parasociale che le lega a Finint e Morgan Stanley in Agorà (società che controlla la Marco Polo Holding che a sua volta tiene il 40,12% di Save), si attendono le contromosse di Enrico Marchi. Nulla di ancora definito, ma la strada di Finint porta dritto alla Provincia di Venezia (9,57% di Save). Come noto, l'ente veneziano intende vendere il 5% della sua partecipazione per far cassa e la presidente Francesca Zaccariotto ha già dichiarato di essere favorevole che parte della sua quota in Save resti sul territorio. La Provincia dovrà comunque andare in asta e solo successivamente in trattativa privata. E alla vendita del blocco di azioni sono diversi gli aspiranti, soprattutto fondi. Ma in questo ambito potrebbe essere stretta un'alleanza tra Provincia di Venezia e Marchi. Le ipotesi parlano di uno scambio, carta su carta, di azioni Save con azioni della Marco Polo Holding. Per analizzare la possibile sindacalizzazione delle azioni della Provincia, Marchi avrebbe incaricato due studi professionali come Domenichelli di Udine, e Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, anche se per diventare operativa la proposta dovrà comunque passare al vaglio del Consiglio provinciale. Altro dettaglio non trascurabile è che Generali pare abbia chiesto la scissione proporzionale della scatola Agorà. Insomma l'intenzione del Leone è di prendersi le sue azioni Save, pari al 13,64% del capitale, e di vederle al miglior offerente. E sulla piazza di interessati ce ne sarebbero diversi. A parte Finint, che sull'uscita di Generali si gioca il suo ruolo di leadership nell'azionariato, c'è ovviamente il fondo Amber, che dello scalo veneziano tiene il 15%. Ma ci sarebbe anche un altro soggetto che sta guardando con attenzione alla partita di riassetto. Il nome circolato, e confermato anche in ambienti milanesi, è quello di Sintonia, la holding dei Benetton che controlla Gemina e quindi Aeroporti di Roma. Senza dimenticare alcuni scali esteri, che stanno studiando Venezia con crescente interesse. In definitiva il ceo di Generali Mario Greco ha la possibilità, dato questo parterre, di chiudere il suo exit da Save con soddisfazione. Ora di quest'autunno, il 24 ottobre scade il patto di Agorà, nell'assetto della società aeroportuale se ne vedranno ancora. Il nodo per Finint è avere a disposizione le risorse per potersi prendere la quota del Leone, che ai corsi attuali ha un valore di circa 74 milioni. Si tratta di una somma importante, a meno che in aiuto di Finint non arrivi, ancora una volta, Vincenzo Consoli di Veneto Banca, che però in questi anni ha già ampiamente sostenuto le iniziative di Finint. La finanziaria di Conegliano sul filo che la lega a Generali (della quale è pure azionista attraverso la partecipazione in Ferak) ha poi un altro fronte aperto. A inizio 2014 va in rimborso il bond convertibile (50 milioni) sottoscritto sempre da Generali, che la compagnia con buona probabilità non intende convertire, raddoppiando la sua presenza nella finanziaria. Posto che il Leone è già azionista del gruppo di Conegliano con un 10% del capitale. Ecco perché, in questo articolato quadro, una possibile alleanza con la Provincia di Venezia, è una partita strategica per Enrico Marchi.