Giorgio Troncon: è cambiato il vento del rugby

Nella speciale "anagrafe rugbistica" locale Giorgio Troncon che è trevigiano adottivo, essendo nato a Padova nel 1941, merita un posto di grande rilievo per i trascorsi in campo come autentico trascinatore della Metalcrom della quale fu capitano e per la grande competenza con la quale ha continuato a seguire il rugby che iniziò a praticare nel 1955, trascinato dagli esaltanti successi della Faema. Il suo primo incontro in serie A nel 1958. L'anno successivo vestì per la prima volta la maglia azzurra della giovanile, alla quale dette per due anni il suo valido apporto come capitano. L'esordio in Nazionale A nel 1962 in occasione di Francia-Italia disputato a Brescia. Indifferentemente impiegato tre quarti ala e centro, dopo una breve parentesi a Venezia e nelle file dell'Esercito (durante il periodo di leva) Troncon ritornò a Treviso proprio nell'anno in cui i trevigiani, dopo alterne vicende, ritornarono in serie A. È stato cofondatore dei Dogi e del Rugby Villorba. Notevole la sua visione di gioco, buona velocità, assieme alla determinazione ed al coraggio, sono state le sue doti migliori, oltre ad un leggendario cambio di passo che alle volte lasciava sul posto gli avversari. Qualità che lo hanno reso famoso non solo in Italia ma anche all'estero. Attraverso una lunga carriera azzurra, contrassegnata da oltre 100 incontri e un'altrettanto lunga carriera nel club, durata oltre 18 anni e chiusa per limiti di età a 40 anni. "Acciaio", così chiamato per il fisico sempre integro è il personaggio ideale per fotografare la crescita del rugby azzurro, passato dall'enorme impresa della vittoria sulla Francia alla inattesa débâcle contro la Scozia: «Certe cadute non devono meravigliare. La Scozia era ad una svolta ed ha disputato la partita... della morte, non avendo nulla da perdere ci ha aggrediti mettendoci in soggezione. Pur avendo avuto tra le mani palle di qualità (come si usa dire in gergo) non siamo mai riusciti a concretizzare, sommersi da un agonismo incredibile che ci ha travolto. Favorito anche da un arbitraggio che si allinea con altri. «Un'emozione grande, certamente. Un bel regalo che ha evidenziato un salto di qualità complessivo del nostro gioco che è percepibile da mesi. La Scozia può essere considerato un incidente di percorso». Un parallelo con il tuo passato è d'obbligo... «Una volta in Francia non ci consideravano nemmeno. Ora il vento è cambiato. Ai miei tempi eravamo bravissimi a difenderci, ma in difesa le partite non si vincevano mai. Ora attacchiamo in maniera efficace e a volte saltan fuori pomeriggi incredibili come quelli dell'Olimpico». Prando Prandi