Le aziende chiamano Grillo «Via l'Irap o è fuga in Carinzia»

di Alessandro Zago wTREVISO Il piccolo imprenditore all'improvviso sbrocca: «Non ce la faccio più Beppe: tasse e crisi mi stanno strozzando, mi tocca licenziare e mi viene da morire. Chiudo tutto e porto l'azienda in Carinzia». Grillo: «No, aspetta ancora un mese: vedrai che dopo le elezioni cominceranno a cambiare molte cose». L'altro: «Ho votato Lega, ho votato Pdl e ora siamo messi come siamo messi: non mi fido più della politica». Grillo: «Con noi in Parlamento sarà diverso». L'imprenditore: «Per molti di noi sei l'ultima speranza». Emblematico botta e risposta ieri mattina al Bhr Hotel di Quinto tra Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle, e uno degli oltre 100 piccoli imprenditori trevigiani che gli avevano chiesto un incontro dopo il bagno di folla di venerdì sera in piazza dei Signori, con più di cinquemila persone accorse per sentire il comico genovese diventato ormai, con Oscar Giannino, il fenomeno delle elezioni politiche 2013. Dopo la rabbia della gente di piazza dei Signori, quella della piccola e media impresa che, alla fine dell'incontro, ha trovato molti punti di convergenza con il programma elettorale di Grillo, illustrato insieme a Roberto Casaleggio, il «guru» del movimento: taglio massiccio alla spesa pubblica; mannaia sul finanziamento dei partiti; abolizione totale dell'Irap, l'imposta regionale sulle attività produttive a carico delle imprese, proporzionale al fatturato e non applicata all'utile di esercizio, il cui gettito finanzia il 40% della spesa sanitaria («Si compenserà proprio con il taglio della spesa pubblica»); stretta connessione tra università e aziende; sgravi fiscali per le imprese che assumono chi ha meno di 35 anni; chiusura di Equitalia (applauso in sala); defiscalizzazione degli investimenti; abbassamento del costo del lavoro; etichetta made in Italy solo ai prodotti realizzati al 100% in Italia; abolizione delle Province e accorpamento dei Comuni sotto i 5 mila abitanti; taglio drastico delle leggi; accorciamento nella concessione dei crediti. E altro ancora. L'incontro con i piccoli imprenditori è stato preceduto da una riunione a porte chiuse con un gruppo ristretto di imprenditori, tra cui il presidente della Confartigianato Mario Pozza e l'ex patròn Permasteelisa Massimo Colomban, leader di Confapri. Due big, ma Grillo voleva soprattutto il faccia a faccia con i «piccoli» strozzati dalla crisi: «Se crollano le piccole e medie imprese crolla l'Italia», ha detto Grillo, «L'economia non è la finanza, il mercato racconta solo palle. Capisco il momento drammatico per le imprese, ma la soluzione non è quella di andare in Carinzia: stiamo andando verso un cambiamento epocale e la piccola impresa ce la farà a cambiare e risorgere producendo in modo diverso prodotti diversi ed ecologici, lavorando meno ma non guadagnando meno». Marca in crisi, colossi come Benetton ed Electrolux che licenziano: «Sta venendo tutto giù come un castello di carte. Non ce l'ho con Benetto n per le autostrade ma dico che lo Stato deve tornare ad essere Stato e tenersi le concessioni. Ma non ho visto gli imprenditori trevigiani stanchi, li ho visti arrabbiati e delusi piuttosto, ma anche molto determinati a dare una svolta violenta con le elezioni». Cemento e imprese edili: «L'edilizia come l'abbiamo conosciuta fino a oggi è finita: si deve andare verso le riconversioni. Nordest terra di capannoni vuoti? Trasformiamoli in abitazioni per chi non ha la casa a 200 euro al metro quadrato». Marca ex terra leghista: «La Lega fa parte di un sistema che è collassato. Sono nomi che mi evocano lumini, nebbie. Sentite un po' cosa dicono gli imprenditori ad esempio del governatore Zaia. Governa? Governare è un'altra cosa. Devono governare i cittadini e la piccola impresa, non Zaia. A Treviso ho trovato forte condivisione sui punti del nostro programma. La maggiore bestia nera, per gli impreditori, è la spesa pubblica. L'Irap? È una estorsione. E sono assurde le spese per l'esercito, i miliardi per la Tav. L'Imu? È una tassa anticostituzionale perché è di emergenza, e quindi non si può tenere più di una volta. La casa non va né tassata né pignorata. I soldi si devono trovare altrove». ©RIPRODUZIONE RISERVATA