Piano socio-sanitario modificati gli articoli a rischio costituzionale

VENEZIA Primo sì in commissione Sanità alla legge che, a soli cinque mesi dal varo del nuovo Piano socio-sanitario, ne modifica già alcuni principi-chiave. A presentare e a far approvare in tempi ultrarapidi le proposte di modifica (con i voti di Pdl e Lega e la contrarietà di tutti i gruppi di opposizione) è stato il presidente Leonardo Padrin, già relatore del Piano. Obiettivo dell'iniziativa legislativa - che sarà all'ordine del giorno del Consiglio già nella seduta di martedì con procedura d'urgenza - è chiarire le competenze del Consiglio (programmatorie) rispetto a quelle della Giunta (di attuazione), al fine di "neutralizzare" il conflitto costituzionale sollevato dal Governo sugli articoli che affidano al Consiglio la nomina del direttore generale della sanità e subordinano l'approvazione delle schede attuative ospedaliere e territoriali al parere «obbligatorio e vincolante» della commissione Sanità. In base alle modifiche approvate ieri, «La programmazione è di competenza del Consiglio che vi provvede su proposta della Giunta» e i pronunciamenti della commissione sulle schede non sono più "vincolanti". Quanto al direttore generale, la sua nomina non spetterà al Consiglio ma alla Giunta, sempre su proposta del presidente. Marcia indietro anche sui tempi di presentazione delle schede: abrogato, su richiesta dell'assessore Luca Coletto, anche il termine complessivo di 180 giorni per la conclusione dell'iter introdotto dall'aula il 13 novembre. Nel corso della discussione, Diego Bottacin (Verso Nord), Antonino Pipitone (Idv) e Pietrangelo Pettenò (Sinistra) hanno espresso forte contrarietà all'abrogazione di ogni limite temporale per la presentazione e l'approvazione delle schede. Sulla stessa linea Pd e Udc: «Con il voto della maggioranza il nuovo Piano sociosanitario diventa evanescente in quanto sottrae l'azione della Giunta e del Consiglio a qualsiasi forma di responsabilità e di possibile verifica da parte delle opposizioni», afferma il democratico Claudio Sinigaglia; mentre Raffaele Grazia (Udc) che ha definito la modifica «Un atto di sudditanza al centralismo romano" del tutto incoerente con le rivendicazioni di autonomia e di federalismo che provengono da Pdl e Lega».