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di Albino Salmaso wPADOVA Se cade Formigoni, si azzerano anche le giunte di Veneto e Piemonte: la minaccia del governatore del Pirellone incombe come una spada di Damocle sulla testa di Luca Zaia e Roberto Cota. Ma i due governatori della Lega a tutto pensano, tranne che all'election-day della macroregione del Nord nel 2013. Tanto che ieri a Mestre, Roberto Maroni ha buttato acqua sul fuoco della polemica: Non ci sarà nessun effetto domino, la Lega in Lombardia deciderà con i referendum popolari se sostenere ancora Formigoni o se andare alle urne in aprile. Tutto il resta non cambierà. L'interrogativo che agita il Pdl è assai banale: Maroni controlla davvero la Lega Nord, oppure è stato costretto da Salvini a rivedere l'accordo siglato giovedì con Alfano e Formigoni in via dell'Umiltà a Roma? Chi ha cambiato le carte in tavola? Da Saint Vincent, il Pdl manda un segnale netto: Con Alfano e Berlusconi la linea è unitaria e siamo tutti stupiti del dietrofront della Lega di cui non conosciamo le ragioni, afferma Roberto Formigoni, che non nasconde lo stupore dei vertici per il voltafaccia di Maroni. Nelle stesse ore, davanti al Duomo di Milano, Matteo Salvini rilancia: dopo 15 anni, la Lombardia ha il diritto di scegliersi un altro governatore. Come finirà? Male. Perché l'asse del Nord rischia di andare in frantumi e mandare a rotoli il ventennio di B&B, l'asse Fi-Pdl-Lega costruito con le cene ad Arcore tra Berlusconi, Bossi, Brancher e via-via, ministri e governatori di turno. Il popolo delle partite Iva, il fronte antiromano si sta sfaldando, sotto i colpi di un'inchiesta pesantissima che ha svelato gli intrecci tra politica e 'ndrangheta. Lo ricorda con un moto di rabbia Leonardo Padrin, presidente della commissione sanità della Regione Veneto: La minaccia di Formigoni è un gesto arrogante e gravissimo, un ritorno alla logica dei capicorrente di 50 anni fa. Ma chi si crede di essere? L'imperatore Napoleone che può disporre della sua corte? Sa quello che dice? Non stiamo parlando di un caso di illecito finanziamento dei partiti, ma della collusione tra una clan mafioso e la più importante giunta regionale d'Italia. Sono scenari completamente nuovi. Da incubo. In Veneto abbiamo abolito il listino, invece lui dopo aver fatto eleggere Nicole Minetti non ha cambiato quella norma assurda. Ci troviamo di fronte a un caso di gravissimo degrado morale e culturale e chi ha a cuore la propria Regione non si può certo piegare a simili ricatti. Pensa che noi siamo dei buoi da vendere al mercato della politica?, insiste Leonardo Padrin. Che sottolinea il salto di qualità dopo l'arresto dell'assessore Domenico Zambetti: Trattare il voto con la mafia significa minare alle basi lo Stato democratico. Mai si era verificato un caso simile al Nord. La Lombardia non è la Sicilia o la Calabria, io sono inorridito.Perché mai il Piemonte e il Veneto si dovrebbero piegare al folle ricatto di un governatore che pur di restare a galla fa patti con il diavolo?. Quasi ermetica la riflessione di Marino Zorzato, vicepresidente della giunta regionale e leader del Pdl in Veneto nell'éra post-Galan. Mi pare una vicenda tutta lombarda, che dobbiamo osservare con neutralità: lasciamoli trovare un punto di equilibrio, con la consapevolezza che Piemonte e Veneto non possono essere messi sul piatto della bilancia di una trattativa politica. Le scelte dei cittadini vanno rispettate. Luca Zaia governerà fino al 2015. ©RIPRODUZIONE RISERVATA