Fabbriche al collasso 140 vertenze al ministero

ROMA L'Ilva di Taranto con i suoi 11.600 dipendenti diretti rappresenta solo una parte, seppur consistente, della crisi che sta investendo il tessuto industriale del Paese. Sono oltre 140 infatti i tavoli anti-crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico. E in ballo c'è il destino di circa 168.500 lavoratori. L'agonia della filiera dell'acciaio, che secondo gli analisti è strettamente collegata con la crisi economica, sta strangolando altre realtà che hanno avuto finora minore eco. Sempre di acciaio si parla infatti per la Lucchini-Severstal di Piombino (ex Ilva), 2.800 dipendenti, dove la proprietà ha fatto sottoscrivere 1.900 contratti di solidarietà. Sempre nel settore mettallurgico perdura la mancanza di soluzioni per Alcoa ed Eurallumina in Sardegna. Ma il default dell'industria investe tutti i settori. La crisi del distretto del mobile tra la Basilica e la Puglia (sceso da 14mila a 6mila lavoratori), con un utilizzo strutturale della cassa integrazione che sfiora il 90%. Non è da meno quella degli elettrodomestici, con aziende come la Indesit che annunciano chiusure di stabilimenti per trasferire la produzione di lavastoviglie in Polonia. Nessuna regione è risparmiata dalla crisi, da Nord a Sud. Mentre tra le aziende che attraversano il territorio nazionale la vertenza centrale è quella di Fincantieri, fiore all'occhiello dell'industria con enormi potenzialità, che occupa 10mila dipendenti, ma con cantieri in sofferenza in Sicilia, Liguria e Campania. E poi c'è il capitolo Fiat, non compreso nell'elenco del ministero dello Sviluppo, ma che il ministro Fornero sta seguendo. Mirafiori (dove la produzione dei modelli Musa e Idea è praticamente conclusa), e Pomigliano (nuove Panda) resteranno chiusi fino a settembre tra ferie e cassa integrazione. Ma con i conti del Lingotto c'è poco da scherzare. I sindacati temono molto le prossime mosse di Marchionne. Nel settore dei collegamenti marittimi da risolvere la crisi Tirrenia: sono 1.334 i dipendenti. Ci sono anche le multinazionali di settori insospettabili nella lista dei guai per il ministero di Corrado Passera. Come la Nokia, che ha aperto una procedura di licenziamento per 445 lavoratori su 1.104 sul territorio nazionale. In crisi nel settore della telefonia anche la Sirti, con mille esuberi. Anche il turismo fa i conti con la crisi. Alpitur (3.500) dipendenti, ha aperto un tavolo. Secondo i conti della Cgil dal 2009 ad oggi hanno chiuso 30mila aziende, in testa i settori meccanico, commercio ed edilizia. I lavoratori in cassa integrazione a zero ore sono mezzo milione. Da gennaio a giugno questi lavoratori hanno avuto una riduzione dello stipendio al netto delle tasse di circa 3.900 euro. (p.ca.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA