03 luglio 2012 —
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sezione: Nazionale
di Filippo Tosatto wVENEZIA Dopo Bossi, senza Bossi. La Lega maroniana prova a riemergere dalla palude degli scandali e i veneti, pur fra tensioni e rivalità, scoprono una centralità a lungo negata dall'egemonia lumbard del Cerchio magico. Lo statuto approvato dal congresso ha accentuato l'autonomia delle «nazioni padane» e la presenza lighista nel consiglio federale ne è uscita rafforzata: quattro i dirigenti eletti dai delegati - Marino Finozzi, Massimo Bitonci, Daniele Stival, Manuela Dal Lago - due membri di diritto (il segretario nathional Flavio Tosi e il tesoriere Stefano Stefani) e un settimo, il presidente della Liga Luca Baggio, privo di voto ma con diritto di parola. Resta vuota la casella del vicesegretario che affiancherà Roberto Maroni: i “barbari” individuano in Tosi una garanzia di «assoluta sintonia» con Bobo mentre i post-bossiani venetisti (forti del 43%) chiedono una figura di mediazione che rappresenti l'intero movimento. «Se si sceglierà che i vice siano i segretari di Veneto, Lombardia e Piemonte ok, ma se si allarga la rosa allora la scelta cadrà su altre figure espressioni dei singoli territori», ha dichiarato in proposito il sindaco di Verona, tenace nel puntare il dito contro «Le persone vicine a Bossi che, anziché consigliarlo per il bene del movimento, hanno pensato alla loro sedia, a chiudersi nel fortino, a resistere finché fosse stato possibile anche se la Lega fosse scesa al tre per cento». «Il caso Belsito», ha concluso «è figlio di una corte dei miracoli che ha blindato Bossi cercando di far fuori chi, politicamente, si opponeva. Sia Maroni che il sottoscritto sono stati oggetto di un netto ostracismo. Per fortuna, il nostro è un partito sano e ha fatto sì che prevalesse il merito». Tant’è. Lo spiraglio tosiano apre la strada alla candidatura di Federico Caner, il capogruppo all'assemblea regionale: abile a mediare tra le fazioni, gradito al governatore Luca Zaia, è ritenuto “discretamente affidabile” dagli stessi maroniani, che tuttavia condizioneranno il via libera a un'esplicita adesione al nuovo corso. Sul fronte “domestico”, Flavio Tosi non perde tempo. In mattinata ha riunito il direttivo veneto e, sbrigata la routine in agenda (dalla formazione di gruppi di lavoro tematici all’esame delle sezioni commissariate) ha nominato tre vicesegretari. Come anticipato, si tratta di Maurizio Conte, padovano, assessore all'Ambiente in Regione e luogotenente fidato; Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso; e Mara Bizzotto, europarlamentare di Bassano. Il ruolo di vicario non è stato ancora assegnato ma probabilmente spetterà al primo. Che tuttavia glissa sull'argomento per commentare l'epilogo congressuale di Assago: «È l'inizio di un nuovo percorso, di una sfida per uscire dalla criticità provocata dagli errori di una minoranza che ha danneggiato l'intero movimento. Io credo che la leadership di Maroni si rivelerà all'altezza del mandato e saprà sancire una svolta». Ma è possibile riconquistare il terreno perduto? I sondaggi sono impietosi e la sirena grillina è sempre più insidiosa... «Il margine di recupero esiste», replica Conte «perché le istanze del Nord, che sono la nostra ragion d'essere, non sono cambiate, anzi sono state acuite dalla crisi e dalla politica di Monti. Ma dobbiamo ripartire dal territorio, dal valore aggiunto rappresentato dai nostri amministratori, Zaia, Tosi e molti altri che lavorano ogni giorno a contatto con i cittadini e si fanno carico delle loro istanze». Da via Bellerio, infine, trapela la notizia del possibile rinvio della “Festa dei popoli” che dal 1996, a metà settembre, calamitava i militanti in riva degli Schiavoni a Venezia con corollario di ampolle, riti celtici, giuramenti se dio Po. Quest’anno - ecco il punto - il meeting in laguna rischia di sovrapporsi all’altro raduno “storico”, quello sul “pratone” di Pontida, a sua volta posticipato per le note vicissitudini giudiziarie. Staremo a vedere.