L'ultimo sfregio a Iole Oggetti ancora sequestrati

di Nicola Endimioni L'ennesima offesa. Questa volta arrecata dalla burocrazia. Che nega anche l'ultima possibilità di conforto ai genitori di Iole Tassitani, l'impiegata di Castelfranco sequestrata, uccisa e fatta a pezzi da Michele Fusaro. Alla famiglia non sono stati ancora restituiti gli effetti personali che la donna indossava e che aveva con sé la sera del 12 dicembre del 2007, quando il falegname di Bassano le tese l'agguato nel garage di via Delle Forche. Si tratta di gioielli che hanno un valore affettivo immenso. Come la collanina trilogy che Iole aveva ricevuto in dono dalla madre e che portava sempre orgogliosa al collo. E poi i braccialetti dorati, gli anelli in oro bianco, l'orologio Brail e il portachiave a forma di gatto, il suo animale preferito. Tutti oggetti che parlano ancora di lei, libera e un po' ribelle, che raccontano la sua vita, le sue gioie, le sue passioni. Nulla di più caro per chi ha una figlia che non c'è più. Ma tra i reperti mai restituiti alla famiglia ci sono anche mezzi ed oggetti di proprietà della ragazza dal valore economico non indifferente. A iniziare dall'auto, la Ford Fiesta che Fusaro utilizzò per trasportare Iole, appena narcotizzata, legata e imbavagliata. Per portarla prima fino ad un campo di Castello di Godego dove l'uomo – dopo aver fatto scendere la donna dal portabagagli – tentò invano di inviare l'sms al notaio Tassitani con la richiesta di riscatto di 800 mila euro da versare in lingotti d'oro. E poi per portarla fino all'appartamento di via Carducci a Bassano dove il falegname la uccise con una coltellata alla gola perché si era abbassata la benda dagli occhi e lo aveva riconosciuto. «L'auto si trova ancora in un deposito della zona», spiega Luisa Tassitani, sorella di Iole, «ogni anno mio padre è chiamato a pagare il bollo. Com'è chiamato a pagare anche la tassa governativa sul cellulare dello studio che Iole aveva con sè». Una beffa atroce per l'intera famiglia, già provata dal processo con la Corte di Cassazione che proprio un anno fa ha «graziato» l'imputato dall'ergastolo comminandogli 30 anni di carcere. «Ci sentiamo per l'ennesima volta umiliati, presi in giro», aggiunge Luisa che, insieme ai genitori e agli avvocati Roberto Quintavalle e Fabio Pavone, si è tenacemente battuta per chiedere di cambiare la legge che garantisce grossi sconti di pena anche a chi si macchia di gravi reati. «L'intera vicenda ha dell'incredibile», dice la sorella di Iole. Già il 21 ottobre del 2009 il giudice di primo grado Giuliana Galasso aveva disposto il dissequestro e la restituzione di tutti gli effetti, gli oggetti e i mezzi di proprietà intestati a Iole. Alcuni prelevati a scopo investigativo, come ad esempio il suo computer portatile, acquisito dagli investigatori subito dopo la denuncia di scomparsa. Altri invece rinvenuti nell'appartamento e nel garage di via Carducci a Bassano dove tra l'altro Fusaro - dopo il delitto e il depezzamento del cadavere - aveva disposto e conservato in ordine quasi maniacale vestiti, scarpe e borse della donna. I legali di Luigi, Marisa e Luisa Tassitani hanno già presentato due istanze per poter tornare in possesso di quanto aveva Iole. La prima lo scorso settembre, la seconda quattro mesi fa. Per il momento però nessuna risposta ufficiale. «Ci dicono che le difficoltà nascono dal fatto di dover recuperare i reperti inviati in più sedi per analisi e controanalisi», aggiunge la sorella augurandosi possa finire quanto prima «questa agonia».