06 giugno 2012 —
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sezione: Nazionale
di Daniele Ferrazza E’ il maggior esplosivista italiano e, con le sue caratteristiche, uno dei più conosciuti d’Europa. Ma il nome porta direttamente alle sue origini: Danilo Coppe, classe 1963, ricorda ancora le sue estati a casa di nonna Speranza Minute, a Rivagrassa di Segusino, ultimo comune al confine con il Bellunese. Da qui è partita la sua famiglia per trasferirsi prima a Milano, dov’è nato, e poi a Parma, dove vive e ha fondato la principale azienda del settore, la Siag srl, e l’Istituto di ricerche esplosivistiche. Adesso lo chiamano da tutta Europa. L’altro pomeriggio ha fatto letteralmente saltare in aria il campanile della chiesa di Poggio Renatico (Ferrara), irremediabilmente danneggiata dalla prima scossa di terremoto del 20 maggio. «Ho messo 120 microcariche da 150 grammi ciascuna e l’ho fatto cadere dalla parte opposta della chiesa» ammette Coppe. Perchè l’abilità è proprio questa: far cadere il palazzo, il ponte, il costone o la torre esattamente nella direzione voluta, facendo attenzione a fare meno danni possibili. Bisogna calcolare con precisione le cariche, il posizionamento, persino le condizioni atmosferiche. Lunedì pomeriggio, dopo la demolizione del campanile (costruito nel 1947), ha rovistato tra le rovine e tirato fuori, praticamente intatto, il crocefisso che stava in cima al campanile. «Mi hanno detto più o meno dove stava in cima e ho capito dov’era caduto» spiega Coppe, che ha eseguito la demolizione per conto dei vigili del fuoco. Scuole elementari e medie a Parma, istituto minerario Follador ad Agordo, università ancora a Parma. E’ laureato in Scienze politiche a indirizzo criminologico. La commissione europea, nel 2006, gli ha commissionato uno studio sulla «riduzione della vulnerabilità degli obiettivi sensibili», adesso sta studiando l’applicazione di alcuni sensori che avvertono la presenza di esplosivo a bordo di autovetture in transito. Del suo mestiere dice che «è il più bello del mondo» e alza le spalle se lo chiamano «mister dinamite». Lavora a stretto contatto con investigatori e criminologi nei casi di attentati dinamitardi e svolge decine di perizie per le Procure. Finora ha coordinato seicento abbattimenti controllati:da quelle degli otto palazzi del Villaggio Coppola, a Castel Volturno, fino al costone roccioso che incombeva sopra una diga in Marocco, dove si temeva un effetto Vajont. Per consentirgli l’uso di esplosivi in terra musulmana, il Re ha dovuto promulgare un decreto speciale. Al telefono ama parlare delle sue origini. Vuol salutare qualcuno? «Tutti i Coppe di Segusino. Se ne cito uno e dimentico gli altri mi fanno saltare in aria loro...» ©RIPRODUZIONE RISERVATA