Padova fucina di talenti Quarto scudetto vinto ora la Coppa Campioni

di Enrico Ferro wPADOVA Il "Messi" della scacchiera ce l'abbiamo noi. È un italo-americano di 19 anni entrato di prepotenza nella top ten del ranking mondiale. La "Juventus" della scacchiera ce l'abbiamo sempre noi. È il club "G. Cortuso" di Padova, sponsorizzato da "Obiettivo Risarcimento" e recentemente confermato campione d'Italia per la quarta volta. Con il Calcio Padova fuori dai playoff e con il volley in fase negativa, sono alfieri, torri e cavalli a tenere alto il nome della città. Grazie all'introduzione di due o tre punte di diamante, con la passione e il gioco di squadra, è nato il miracolo del club padovano degli scacchi. Nonostante le difficoltà legate alla mancanza di una vera e propria sede, nonostante l'avanzata del web e delle partite online, il gruppo padovano continua a inanellare risultati eccellenti. Il torneo nazionale serie Master disputato ad Arvier dal 27 aprile al 1 maggio si è concluso con un oro. Dopo i successi del 2006, 2009 e 2010, anche il 2012 si chiude con il massimo dei risultati. «Un successo meritato», dice raggiante il capitano Gaetano Quaranta, «Obiettivo Risarcimento, infatti, può vantare tra le sue prime scacchiere il 6° e il 7° giocatore al mondo come punteggio Elo (un sistema che serve per quantificare la forza-gioco di un giocatore)». «Nakamura e Caruana sono le punte di diamante», aggiunge Roberto Simioni, titolare dell'azienda sponsor con il fratello Paolo, «La vittoria, però, è frutto del lavoro, dell'abilità e della concentrazione di tutti i nostri giocatori». Ma procediamo con ordine. La squadra. La squadra padovana viene annoverata tra le più forti a livello nazionale ed è l'unica che può vantare la presenza di cinque giocatori di fama internazionale quali Hikaru Nakamura, Fabiano Caruana, Michele Godena, Fabio Bellini e Igor Efimov. Nakamura, anno 1987, ha raggiunto l'Elo più alto nella lista Fide a marzo 2010 con 2.735 punti. Viene descritto come un giocatore caratterizzato da «grandissima creatività, instancabile determinazione, ferma volontà di vincere». Nakamura ha più volte dichiarato che «non ha senso giocare per la patta», e che l'alfiere è il suo pezzo preferito. Il diciannovenne Caruana ha risvegliato il fenomeno scacchi in Italia. Rappresenta un vero e proprio fenomeno mediatico al punto che è stato definito il "nuovo Fischer (il mestro internazionale Bobby Fischer)". Tra le altre scacchiere della squadra spiccano Kiril Georgiev, 75° giocatore al mondo come punteggio Elo, Michele Godena, Fabio bellini e Duilio Collutis, campione italiano nel 2003. Poi c'è il capitano Gaetano Quaranta, una forza della natura, il trascinatore, l'uomo simbolo di questa società che miete successi a non finire. Ma come nel calcio e come in molte altre discipline, anche negli scacchi non si può prescindere dai fuoriclasse. Euforia. «Le squadre erano quasi una ventina», racconta Andrea Cerulli, responsabile del club, «il campionato è durato 5 giorni e Padova è arrivata prima per mezzo punto. Quest'anno però, obiettivamente, avevamo una squadra veramente forte». Come mai a Padova fuoriclasse di questo calibro? «Negli scacchi i giocatori più forti vengono pagati e spesati con vitto, alloggio e viaggio. I primi dieci del mondo possono chiede ingaggi adeguati. Evidentemente lo sponsor ha deciso di investire». «Abbiamo una squadra forte in tutte le scacchiere», evidenzia Gaetano Quaranta, presidente e capitano del team, «ora siamo già pronti ad affrontare la Coppa Campioni che si terrà in ottobre a Eilat (Israele). Molti pensano che il gioco di squadra non esista negli scacchi ma è falso. Proprio per il fatto che si gioca contemporaneamente, se ti accorgi che sei già in vantaggio è inutile rischiare e così ci sono giocatori che si accontentano del pareggio sacrificando il proprio ego». Il giovane campione. «Gioco a scacchi professionalmente da quando ho 12 anni», racconta Fabiano Caruana, 19 anni, nato a Miami ma residente a Lugano (Svizzera), «al momento sono ottavo nella classifica mondiale ma il mio obiettivo, nel futuro, è arrivare nelle prime tre posizioni». È lui uno degli elementi decisivi di questo nuovo successo targato Padova. «Ho cominciato a giocare all'età di 5 anni, quando per me era solo un hobby fino ai 12 anni, quando ho iniziato da professionista; a 14 anni ho ottenuto il titolo di Grand Master, il più alto che un giocatore di scacchi possa avere dopo, ovviamente, quello di Campione Mondiale. I tempi di allenamento dipendono un po' da come mi sento, dal mio umore, ma generalmente mi alleno dalle 4 alle 6 ore al giorno. Alcune volte prendo delle pause e mi impegno in altre attività, come praticare altri sport». Parlando con Caruana si scopre che gli scacchi possono diventare anche un lavoro. «Non ho mai pensato seriamente di farne una professione fino a quando mi sono trasferito in Europa: l'Italia soprattutto è il miglior Paese dove praticare questo sport, negli Usa non ci sono tornei di alto livello. Solo qui ho cominciato a intendere gli scacchi come un lavoro, a farne l'elemento primario della mia vita». Con l'avanzare della multimedialità era inevitabile che anche la scacchiera diventasse "virtuale". «I computer sono una parte molto importante nel mondo degli scacchi, non tanto nel passato ma negli ultimi anni la tecnologia è migliorata molto fino a diventare talvolta più forte dei migliori giocatori umani. Mi capita di giocare contro persone più vecchie e più giovani, ma il mio approccio non cambia: tutti i giocatori possono giocare bene o male, e soprattutto possono batterti se sono in una buona giornata». Sede inadeguata. Accantonata per un attimo la soddisfazione per il successo, c'è un problema da risolvere e non è per niente irrilevante. Il club padovano degli scacchi infatti non ha una sede. O meglio, può usufruire qualche ora il sabato della sala del quartiere 4 in via Sanmicheli. «Abbiamo chiesto più volte sia al sindaco Zanonato che all'assessore Zampieri ma non ce la danno», lamenta Gaetano Quaranta, «ci servirebbero 70-80 metri quadrati, ovviamente pagando le utenze. Nella situazione attuale non riusciamo a promuovere questo sport, non riusciamo ad allevare i giovani». ©RIPRODUZIONE RISERVATA