ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

SINISTRA EUROPEA FINALMENTE C’È UNA SVOLTA

di UMBERTO LORENZONI La sinistra europea, dopo un lungo periodo di appannamento durante il quale era stata relegata quasi ovunque all'opposizione, è tornata finalmente in campo, in Italia, in Francia, in Germania, in Grecia, in Inghilterra, con una ritrovata capacità di proposta, non più presa in prestito dalla cultura neoliberista. Termini come uguaglianza, diritti, lavoro sono tornati prepotentemente di moda nel vocabolario dei partiti progressisti. La sinistra si è finalmente liberata da quella visione tecnicistica, che aveva ridotto l'europeismo all'acritica esaltazione del mercato, della competitività e dei vincoli contabili, ed oggi si propone come garante del rilancio di un progetto comunitario che i conservatori, nell'ultimo decennio, avevano annegato nell'austerità e negli egoismi nazionali. In Italia, il voto, nelle recenti elezioni amministrative, stravolgendo l'assetto politico esistente, ha ridimensionato pesantemente il Pdl, dimezzato il peso della Lega, messo in affanno i centristi, aperto un varco al populismo di Grillo. Ha tenuto solo l'area progressista, che, purtroppo, è ancora divisa sulla strategia da adottare per il futuro. Il Pdl paga il fallimento del governo Berlusconi e la responsabilità di aver portato l'Italia ad un passo dal baratro di una crisi economica drammatica. Finisce ingloriosamente, nell'immagine delle serate "burlesque", l'avventura di un miliardario che era riuscito a condizionare per troppo tempo la politica italiana usandola come una maschera del suo potere, per aumentare il patrimonio personale. E cade, con il castello di illusioni demagogiche, che aveva accompagnato questa avventura, anche il partito della Lega Nord che aveva affidato il suo cammino alla stella di Berlusconi. Bossi, impantanato negli scandali finanziari della sua famiglia, è ormai sul punto di uscire di scena trascinandosi tutta la retorica padana con la quale aveva costruito la rivolta contro "Roma ladrona" e la Lega Nord, pateticamente, cerca, con una tracotante opposizione al governo Monti, di far dimenticare di essere stata al governo otto anni degli ultimi dieci. Questo sgretolamento politico ha aperto la strada alla furiosa protesta "anticasta" di Beppe Grillo, il cui movimento oltre al populismo (sono tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera), all'odio antieuropeo e alla spinta distruttiva del sistema democratico (tutti mantra che sentiamo da vent'anni, dopo tangentopoli), raccoglie anche tanti elettori mossi da volontà di rinnovamento politico, che, purtroppo, trovano sponda in una offerta politica sbagliata e con i quali la sinistra dovrà aprire un doveroso dialogo. Molte parole d'ordine, infatti, adottate dai grillini, molte loro iniziative, come la lotta per i beni pubblici, le posizioni sulla salvaguardia dell'ambiente, la difesa dello stato sociale, sono materie e scelte di governo che appartengono alla tradizione della sinistra. Dal voto amministrativo esce quindi un'Italia che può, perdersi nella confusione dell'instabilità o ricostruire le condizioni della normalità democratica. Il centrosinistra resta in piedi come l'unica alternativa, ma deve darsi subito regole di trasparenza, di sobrietà, di rigore. Oggi, i problemi con i quali la politica deve misurarsi sono, il calo dell'occupazione, soprattutto quella femminile e giovanile, che raggiunge in Italia livelli record, il disagio degli imprenditori che non ce la fanno più perché il lavoro è tassato troppo rispetto alla rendita. Il manifesto di Parigi, sottoscritto dal Partito Socialista francese, dal Partito Socialdemocratico tedesco e dal Partito Democratico italiano, è stato un primo passo importante in questa direzione. Il vento di sinistra, che ha portato il socialista Hollande alla conquista dell'Eliseo si sta rivelando un vento europeo che soffia con forza anche in Germania. Il recente voto nel Nor-Reno Westfalia, dato i temi che hanno presieduto quella campagna elettorale, può essere interpretato come un referendum sulla linea del rigorismo economico del governo Merkel e la vittoria socialdemocratica assume così un significato più importante. Ma attenzione, perché Berlusconi, in questo lungo finale di legislatura, si prepara a sottoporre ad un lento logoramento il suo più pericoloso avversario, il Partito Democratico. Infatti, sul ddl anticorruzione predisposto dal ministro Severino e sul falso in bilancio, temi che da sempre toccano il nervo più sensibile del berlusconismo, il Pdl ha avviato alla Camera la squallida sceneggiata dell'ostruzionismo per bloccare al di là della decenza ogni tentativo di cambiamento. La strategia di Berlusconi, ormai chiara, è quella di alimentare ad arte l'antipolitica, attraverso una irresponsabile pratica dilatoria. Ed in questo ignobile disegno, l'omino di Arcore, che è stato capace soltanto di portare l'Italia sull'orlo del baratro, può ancora contare sulla connivenza di tanti media, di tanti giornalisti, di tanti leccapiedi, impegnati a metter sullo stesso piano i partiti che vogliono colpire i ladri e i partiti che li difendono e sperano che gli italiani come tanti allocchi ricadano, nuovamente, nella trappola del populismo. Per impedire la disarticolazione sociale del Paese, il compito della sinistra è quello di promuovere un rinnovato patto sociale, come condizione indispensabile per voltare pagina e ricostruire un nuovo potere democratico.