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Perché i bambini non muoiano si può partire dalle nostre scuole

di Barbara Codogbo wPADOVA Son tempi grigi, questi, tempi difficili anche per sperare. Ogni giorno si leggono notizie nere, navighiamo a vista, qualcuno naufraga e sembra che tornare a riva sia più difficile di quanto ci avessero prospettato. Tra le tante parti sociali che soffrono per difficoltà economiche e mancanza dei diritti, al primo posto ci sono i bambini: da sempre i più deboli, i più indifesi. Eppure non c'è nulla al mondo, non c'è crisi, non c'è oscurità, che non possa essere rischiarata dal sorriso di un bambino. Perché, quando sorride, un bambino ha sempre gli occhi pieni di luce. E questa è l'unica vera nostra speranza: accogliere il desiderio – che è un sacrosanto diritto! - di tutti quei bambini che chiedono: «Voglio diventare grande». C'è chi questa speranza la sta traducendo in realtà, perché alle parole bisogna far seguire i fatti. «Voglio diventare grande» è una serata di immagini e parole - che si terrà il 17 maggio alle 20.45 al Cinema Teatro MPX, Padova con ingresso libero fino a esaurimento posti - sul quarto obiettivo di sviluppo del millennio: ridurre la mortalità infantile. Si chiude così l’edizione 2012 del Progetto World Social Agenda (che si occupa degli Obiettivi di Sviluppo definiti nel 2000 dall’Onu), presentando al pubblico i risultati del lavoro fatto con le scuole dalla Fondazione Fontana. La Fondazione Fontana nasce nel 1998 da un’idea di don Gabriele Pipinato, strettamente collegata all’esperienza del St Martin a Nyahururu in Kenya. La Fondazione propone progetti educativi alle scuole, si occupa di informazione attraverso il portale Unimondo, partecipa a programmi internazionali in Kenya, Ecuador e Bosnia, impegna una parte del proprio capitale nel microcredito e collabora con il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca. Il titolo della serata «Voglio diventare grande» prende il nome dal nuovo documentario di Mario Zuin. Dopo il documentario ci sarà “Aiutami a non avere paura” di Cristiana Voglino e Gisella Bein. Uno spettacolo teatrale coraggioso che affronta con estrema delicatezza la malattia e la morte nell’infanzia. All’ingresso del Cinema Teatro MPX saranno esposte le opere visive realizzate dagli studenti del Liceo artistico Modigliani e dell’Istituto Valle, mentre negli appositi totem allestiti si potranno visionare i “mini-video” montati dagli studenti delle diverse scuole secondarie che hanno partecipato al progetto World Social Agenda 2012. Tappa imprescindibile del progetto WSA è stata la formazione proposta ai docenti aderenti al percorso. Quattro gli incontri che hanno aiutato a inquadrare la tematica della salute dell’infanzia e a leggere i numeri della mortalità infantile, proponendo alcune interessanti chiavi di lettura e arricchendo l’approccio generale e teorico con alcune esperienze concrete. Ma cosa significa salvaguardare la salute e il benessere dell'infanzia? Molto spesso si associa questo tema alla solidarietà e al volontariato, rischiando di passare dalla salute come diritto, sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, alla salute come risultato dell’aiuto di donatori magnanimi: la Bill & Melinda Gates Foundation negli ultimi anni ha messo a disposizione un budget pari o addirittura superiore a quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La salute del bambino si migliora soprattutto agendo sulle “condizioni al contorno”: mancanza di acqua potabile, assenza di fognature e servizi igienici, presenza di conflitti, sottonutrizione che da sola è la causa del 53% dei decessi. Facendo in modo che non si ammali né lui né la sua mamma. Se un neonato perde la mamma, in certi paesi la sua vita è a rischio. Eppure si investe molto meno - o male - sulla salute materna: il 5° Obiettivo – Migliorare la salute materna – è il più lontano dal risultato. Ma i bambini e i ragazzi – ormai comunità globale - insegnano sempre qualcosa di importante a quegli adulti che li sanno ascoltare e basta vedere i loro lavori – riflessioni sul tema per capirlo. Perché non si tratta “solo” di salvare un bambino che muore e che non può diventare grande come loro. I nostri ragazzi, cittadini del mondo, si prendono una responsabilità in più: vogliono diventare Uomini, con grande amore e dignità. Per tutti.

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