ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

Senza Titolo

ROMA Sedici beni tra fabbricati e terreni intestati a Umberto Bossi, alla moglie Manuela Marrone e alla senatrice Rosy Mauro, ieri sospesa dalla Lega Nord. Undici visure catastali nelle mani degli inquirenti che stanno vagliando le somme dispensate dall’ex tesoriere di via Bellerio finito sotto inchiesta. Le proprietà di famiglia. La moglie del Senatùr risulta titolare di un immobile in via Besaccio, nel comune di Brenta (Varese), di 7,5 vani (acquistato nel 2011); di cinque terreni, sempre a Brenta, tra boschi, pascoli e coltivazioni (per un totale di due ettari); di quattro terreni nel comune di Gemonio, di cui tre in comproprietà con il marito; di un fabbricato di 9 vani in via Verbano, a Gemonio, ancora in comproprietà. Un terreno a Gemonio invece, è intestato solo a Bossi. Nulla è emerso a carico dei rampolli di famiglia. La “Nera”. A Mauro Rosa Angela sono intestati una casa di quattro vani, con annesse pertinenze, al numero 1 di via IV Novembre, a Gemonio; un locale commerciale di 29 metri quadri, in via Crocera nel comune di Sesto Calende, annesso ad un’altra casa di 4,5 vani. La pista Argentina. Nell’informativa della Dia di Reggio Calabria è riportata una telefonata intercettata il 27 gennaio scorso tra l’imprenditore veneto Stefano Bonet, detto “lo shampato”, e il suo promotore Paolo Scala, in cui Bonet afferma che «Belsito stava comprando appartamenti ed attività produttive per conto della moglie del capo (Bossi). L’operazione a suo dire non era, di conseguenza, stata avallata dal partito ma dalla famiglia Bossi». Gli investigatori, che sospettano una fuga di capitali in Sudamerica, riportano stralci del colloquio tra l’ex tesoriere della Lega e l’imprenditore. Stefano: «La famiglia da una parte l’ha protetto... per i cazzi... suoi ... fondamentalmente lui quei soldi là li portava all’estero per ... in Argentina per i cazzi suoi. Lui garantiva il 7% il 6% d’interesse un capitale che non c’era, ma c’era ok? Solo che lo faceva per i cazzi suoi. Io ho l’impressione che andava così. Lui era protetto dal fatto che i soldi erano arrivati a me ... non a lui... capito?». Paolo: «Bello stronzo figlio di puttana che deve morire sotto a un tram allora». Banche “amiche”. In una intercettazione dell’8 febbraio 2012, ancora il tesoriere del Carroccio Belsito e l’onorevole Rosy Mauro discutono delle pressioni di Roberto Castelli per far rientrare i fondi investiti a Cipro e in Tanzania. «Su esplicita richiesta della Mauro - si legge nelle carte della Dia reggina - Belsito aggiungeva che il rientro dei soldi sarebbe dovuto avvenire il successivo mercoledì 15 febbraio. Concludeva Belsito nel dire che la “tua operazione”, riferita alla Mauro, l’avrebbe fatta dal Banco di Napoli (filiale della Camera dei Deputati), poiché in tale istituto non si correva alcun rischio di controllo essendo di fatto sotto i riflettori la Banca Aletti ove, per altro, a dire del Belsito, non avrebbero trovato nulla». «Lì non vanno a vedere, figurati, loro tutta la malattia ce l’hanno sulla Aletti, cosa pensano di trovare non lo so» dice l’ex tesoriere intercettato. Soldi cash al Sinpa. Il 26 febbraio Belsito discute con la segretaria della Lega Nadia Dagrada dei bilanci che non tornano per centinaia di migliaia di euro e del cash sparito apparentemente senza pezze d’appoggio. «Glieli davo al Sinpa, glieli davo... quelli della campagna elettorale di Renzo io li portavo lì». «Se le cose peggiorano bisogna trovare un giustificativo» lo incalza la segretaria. E qui risponde Belsito: «Eh, tesoro mio, ma io come faccio a trovare i giustificativi della Monica Rizzi? (assessore leghista allo sport alla Regione Lombardia, che due anni fa si occupò della campagna elettorale di Bossi Jr., ndr.), come cazzo faccio? - si chiede Belsito - non so neanche cosa ha pagato, io gli portavo cash sia a lei, alla stronzona, che a quello del Sinpa», riferendosi ad un personaggio che faceva da mandatario per il Trota. (n.a. e a.d’a.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA