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Afro, Vedova e il meglio del ’900 a Belluno

 BELLUNO. È ora di cambiare prospettiva e di puntare verso vette alte, ma più accessibili. Belluno ospita dal 24 luglio al 2 ottobre alcune tra le più importanti firme del Novecento italiano. Domenica il Palazzo Crepadona aprirà infatti le porte al grande pubblico con la mostra “Arte del Novecento”, realizzata grazie alle opere della Fondazione Cariverona e della rispettiva Fondazione Domus.
 “Questa collezione è unica - racconta il curatore Sergio Marinelli, professore all’Università Ca’ Foscari - non solo per l’acquisto sistematico e mirato, costante dal 2003 in poi, ma anche per le opere scelte, come i lavori di Vedova e di Afro, i più belli dei due Maestri”. Oltre settanta capolavori esposti con un omaggio speciale alla montagna dedicato ai quadri che si ispirano alla neve e ai fiori, come Col d’Olen di Beppe Ciardi e un inedito di Afro Basaldella, Lampada e Fiori. Il percorso si snoda seguendo un filo cronologico che inizia con l’ultima new entry della collezione esposta per la prima volta al pubblico: «Il satiro e il contadino» di Sebastiano Ricci, celebre pittore bellunese deceduto nel 1734 a Venezia dove si era trasferito un po’ di anni prima,
 “Venezia è nota - afferma Marino Zorzato - ma il Veneto no e vorremmo favorire la migrazione interna perché il Veneto è qualcosa di nostro che non si conosce”. In mezzo a qualche frecciatina lanciata al Trentino (“c’è chi si tiene di più in casa propria”), in riferimento al Mart che in pochi anni si è piazzato tra le vette dei Musei più visitati, il vicepresidente della Regione ha sottolineato come la scesa in campo pubblico della Fondazione sia da intendersi come una nuova sfida (“in tempi in cui il pubblico ha difficoltà, viene in aiuto un privato”).
 La mostra dedica un’attenzione particolare agli artisti veneti come Mario Schifano, Arturo Martini, Giuseppe Santomaso e Renato Birolli, oltre alla presenza di Tancredi, attualmente in mostra con una personale nella vicina Feltre. Immancabile atmosfera futurista con Umberto Boccioni, Ardengo Soffici, Giacomo Balla. Proseguendo verso il fine secolo l’esposizione si sofferma su quello che viene chiamato “realismo magico”, ovvero sulle opere che presentano elementi fantastici in contesti reali. È il caso di una famosissima opera che venne selezionata per la Biennale del 1952, Uova sulla Scacchiera di Felice Casorati o del Ritratto in rosa e in nero di Carlo Sbisà. Prima assoluta anche per la scultura di Giacomo Manzù ispirata al mito di Leda e il cigno, Tebe distesa nell’ovale. In occasione della mostra si potrà visitare anche il Museo Civico con una selezione di opere del secondo dopoguerra e passeggiare per una città “così lontana, così vicina”. Destinazione finale: 2019, Nordest Capitale della Cultura. (v.man.)