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Vesentini riscopre il paesaggio italiano

 MOTTA DI LIVENZA. Un libro per smantellare i luoghi comuni sugli architetti e sul mondo dell’architettura. Con ironia e sarcasmo il noto architetto mottense Alfonso Vesentini (in foto) ha raccolto la sua esperienza e le sue conoscenze in un romanzo accattivante dal titolo «L’architetto ed il faraone», edito in questi giorni da «O-R-M-E». Architetto libero professionista e docente universitario dal 2007 al 2010, Vesentini si cimenta in un viaggio letterario alla riscoperta del paesaggio italiano, tra capannoni industriali e brutte copie di ville palladiane, invitandoci alla riflessione sulla distinzione tra antico e moderno, tra ciò che è funzionale e ciò che è bello. Afferma Vesentini: «Un famoso detto recita: “L’errore del medico finisce sotto terra, quello dell’architetto rimane per sempre”. Non è vero che l’architetto ne sia sempre l’unico responsabile. Attraverso questo saggio narrativo ho tentato di smantellare molti luoghi comuni che perseguitano la categoria professionale alla quale appartengo». Il libro ha un linguaggio accessibile a tutti per proporre una riflessione sul ruolo dell’architetto d’oggi. «Il faraone e l’architetto del titolo - spiega Vesentini - sono rispettivamente il committente illuminato e uno che scrive un libro perché non c’è più niente da fare. Oggi si ama solo il passato: cosi non c’è futuro. La società d’oggi vive con il 70% degli oggetti che non servono in case stipate come magazzini, piene di souvenir messe lì per bellezza. Colpa degli architetti è mantenere un linguaggio autonomo e incomprensibile: non si capiscono neanche tra di loro, basta leggere le riviste del settore». (c.st.)

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