ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

I COLPI DI CODA DEL CAIMANO

SEGUE DALLA PRIMA
investendo l’universo dei rapporti internazionali e, con il contagocce, stanno svelando notizie finora gelosamente custodite.
 Questo scandalo internazionale potrebbe sommarsi alla delicata prova del 14 dicembre e rendere ancora più precaria la posizione di Berlusconi in Parlamento. Così, per poter assicurare una effimera fiducia al presidente, la «task force» di Palazzo Chigi, in questi giorni, moltiplica gli sforzi per acquisire consensi fra i dissidenti e gli indecisi e per ricompattare la traballante maggioranza di centrodestra alla Camera e al Senato.
 Quello che si sta svolgendo non è un mercato di vacche, ma peggio è un mercato di personaggi senza dignità, privi di spina dorsale, indegni di rappresentare il popolo e di essere chiamati onorevoli. Essi sono il frutto avvelenato di una legge elettorale, definita «porcata» dal suo stesso proponente, che ha stuprato la sovranità popolare, sancita dal primo articolo della nostra Costituzione, scippando agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento e il dovere di controllarne il comportamento e di sindacarne la coerenza politica.
 Malauguratamente, il 14 dicembre potrebbe essere un drappello di personaggi del genere a salvare Berlusconi e il suo governo, che dimostra da tempo di non essere più in grado di corrispondere ai gravi problemi di un’Italia bloccata e senza crescita da troppi anni. Il presidente del Consiglio ha potuto contare su una larga maggioranza parlamentare, che man mano si è indebolita fino ad arrivare allo strappo politico dei finiani. In campagna elettorale aveva fatto agli italiani tante promesse di buon governo, che si sono rivelate delle colossali bugie. Vogliamo ricordarne qualcuna? Aveva affermato: «Il Parlamento è il luogo in cui la sovranità popolare trova la più alta espressione e il più alto esercizio». In realtà ha offeso la sovranità del Parlamento, con innumerevoli voti di fiducia che hanno azzerato qualsiasi discussione nell’approvazione di leggi importanti, specie di quelle «ad personam».
Aveva assicurato: «Ciascuno deve fare la sua parte, praticando il rispetto dell’avversario al posto della faziosità». Invece non si contano gli episodi che contraddicono questa affermazione. Nell’ottobre 2009, dopo la bocciatura del «Lodo Alfano», si è scagliato addirittura contro la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica: «Sono di parte». In altre occasioni ha definito «cancro» i Magistrati e «coglioni» gli elettori di sinistra».
 Aveva solennemente promesso: «L’obiettivo del governo è ridurre la pressione fiscale.... senza creare deficit il governo intende intervenire al varo di norme con revisione su famiglie, lavoro, ricerca». Il risultato è stato esattamente il contrario. Il peso del fisco sul PIL nel 2009 è aumentato segnando il record del 42,2%. Sono state smantellate le misure antievasione del governo Prodi, tagliati i crediti d’imposta sulla ricerca. Che dire delle promesse di Berlusconi di non aumentare la spesa pubblica e di tutelare i lavoratori? Il rosso nei conti italiani è passato, nel 2009, al 5,3% del PIL rispetto al 2,7% del 2008 e nel 2010 continua a lievitare. Il debito pubblico, che il governo Prodi aveva ridotto al 104,5% del PIL è ritornato a quota 118-119%. Si sono così bruciati, per l’aumento incontrollato della spesa corrente, oltre 20 miliardi di euro. Quanto alla difesa dei lavoratori il tasso di disoccupazione è salito all’8,6%, il più alto dal 2004 e bisogna tener presente che questa percentuale non comprende il numero dei lavoratori in cassa di integrazione. La cosa che preoccupa maggiormente: la disoccupazione giovanile si sta consolidando sul 26,2%. Sono 2milioni e 167mila i lavoratori in cerca di occupazione e sono svariate migliaia i precari disoccupati che non usufruiscono di ammortizzatori sociali.
 Il fallimento politico di Berlusconi è ormai sotto gli occhi di tutti ed è un fallimento irreversibile, perchè in due anni e mezzo ha saputo sbriciolare una maggioranza debordante ed entusiasta, per inseguire una continua forzatura del sistema di regole che definivano i suoi poteri. In questo modo ha spinto Fini sulla strada della rottura, dalla quale il cofondatore del PDL non può più retrocedere pena la sua rovina politica.
 Ma attenzione, Berlusconi sul viale del tramonto non significa la fine del berlusconismo, che in questi anni ha prosperato sulla tolleranza verso l’evasione e il ridimensionamento dei diritti dei lavoratori. Questo berlusconismo, largamente presente nella nostra classe dirigente è il vero nodo politico, che deve essere affrontato con decisione dalle forze che si dichiarano disponibili per una strategia riformista. Nell’immediato, queste forze politiche devono attrezzarsi per contrastare l’ultima, abilissima sceneggiata, che Berlusconi sta allestendo per riguadagnare un consenso perduto e prepararsi alla campagna elettorale con un alibi che faccia presa su un antico vizio degli italiani, il vittimismo.
 E’ l’ultimo tentativo con il quale spera di cancellare la complessa dimensione della crisi nella quale, con la sua azione politica, ha immerso il Paese. Contro questa eventualità si impone una battaglia di verità e di responsabilità. Una battaglia per dimostrare che non ci sono complotti nè traditori e che i nostri problemi derivano dalle colpe di chi ha dimostrato, che, anche con una ampia maggioranza, non sa governare. Una battaglia che sappia sbugiardare il melodramma berlusconiano e convinca gli elettori che, fin dai tempi andati, il patriottismo ipocrita è spesso l’ultimo rifugio dei mascalzoni.
Umberto Lorenzoni