Fermiamo il risiko immobiliare

Il Consiglio Comunale di Treviso si appresta a votare sulle controdeduzioni alle osservazioni alla variante al Piano regolatore generale con cui è stata modificata la destinazione d'uso dell'ex-tribunale e degli altri edifici di piazza Duomo in fase di cessione alla Fondazione Cassamarca.
E' l'ultimo atto dell'iter amministrativo di competenza del Comune di Treviso del cosiddetto «risiko immobiliare» (che coinvolge anche la Provincia e, appunto, la Fondazione) ed è anche l'ultima occasione per il Consiglio Comunale per mettere in discussione una cessione di cui difficilmente si comprendono i benefici per la città e per i cittadini.
Il Comune, infatti, cede il complesso formato dagli edifici ex-tribunale, ex-giudice conciliatore, ex-carceri, ex-polizia municipale ed ottiene i locali della attuale Prefettura che garantiranno unicamente degli uffici con finestra su piazza dei Signori a Sindaco e Giunta. E' questo un motivo sufficiente per cedere un complesso immobiliare che fa parte della storia della città e che appartiene ai trevisani?
A mio avviso no, è una vera e propria svendita che non è passata neppure al vaglio di un'asta pubblica che permettesse di stabilire chi fosse il miglior offerente.
Solo chi ha una «concezione proprietaria» del governo della città può pensare che un simile risultato possa valere il prezzo della cessione dell'ultimo complesso immobiliare del centro storico che può ancora avere una valenza strategica, che può essere utilizzato a fini pubblici e non a scopi privati.
E' per questi motivi, per contrastare la «concezione proprietaria» delle istituzioni, per combattere la privatizzazione del centro storico, per scongiurare la perdita di un altro «bene comune» della città e dei cittadini che ci siamo impegnati contro questa scelta dell'amministrazione.
Lo abbiamo fatto con Anna Mirra attraverso il ricorso straordinario al Capo dello Stato che ha costretto la Giunta a riportare il provvedimento in Consiglio Comunale, lo faremo nuovamente, insieme ad altri, sottoponendo la questione alla giustizia amministrativa ed alla Corte dei Conti se il vostro voto in Consiglio Comunale confermerà le decisioni finora assunte.
Non volevamo e non vogliamo semplicemente bloccare o ritardare l'iter amministrativo del «risiko immobiliare», vogliamo che l'operazione venga rimessa in discussione. Le alternative ci sono, concrete e praticabili, per salvaguardare gli edifici interessati alla cessione e per dare ad essa un valore che vada ben oltre l'affaccio su piazza dei Signori di Sindaco ed assessori e che giustifichi il passaggio ai privati di un pezzo cosi importante della città.
Per evitare il degrado del complesso di piazza Duomo si potrebbero cedere gli immobili attraverso una gara d'asta e con i soldi incassati si potrebbero realizzare residenze protette per gli anziani, appartamenti da assegnare a canone agevolato alle giovani coppie, alloggi per l'emergenza abitativa.
Quanti se ne potrebbe costruire con 16 milioni di euro di incasso? Probabilmente almeno un centinaio, forse anche duecento. In alternativa si possono vendere gli altri immobili (valutati complessivamente oltre 9 milioni di euro) ed impiegare il ricavato per la ristrutturazione dell'ex-tribunale con una funzione sociale, culturale, di centro convegni, di spazi per le associazioni, di sale pubbliche.
La decisione, adesso, è nelle mani del Consiglio: approvando le osservazioni che abbiamo presentato con Anna Mirra potrà bloccare l'operazione per come essa si è finora configurata e dimostrare per una volta che il governo della nostra città, le scelte strategiche per il suo futuro vengono compiute dal Consiglio Comunale e non dalla Fondazione Cassamarca, l'unico contraente che sicuramente guadagnerà dallo scambio di immobili.

Luigi Calesso