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Ogm, ma convengono davvero?

Ci inseriamo nel dibattito sugli Ogm - gli organismi geneticamente modificati - che, in Veneto, ha visto su fronti contrapposti il governatore Luca Zaia e il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan, il quale a «Cortina Incontra» qualche giorno fa, ha detto: «Sperimentiamo e vediamo chi ha ragione e chi ha torto».
 Appunto, sperimentiamo prima di introdurre organismi transgenici nell’agricoltura, e di conseguenza nell’agroalimentare italiani.
 Se è vero che il dibattito va reso scevro da prese di posizione ideologiche, nell’uno o nell’altro senso, è altrettanto vero che molti studi non sono affatto rassicuranti circa le ricadute degli Ogm sulla salute umana e animale, sull’ecosistema e, pure, sull’economia.
 Per quanto riguarda la salute umana e animale legata all’uso di Ogm la ricerca, oltre ai noti rischi di tossicità, allergenicità e imprevedibilità, mette in evidenza che l’uso di alcune tecniche di ingegnerizzazione può creare e diffondere nuovi virus e microorganismi e, quindi, nuove malattie. Inoltre, è possibile che i prodotti di un gene modificato possano avere un ruolo co-cancerogeno o riattivare patologie tumorali silenti, come il linfoma.
 Anche le possibili ricadute ambientali dell’uso degli Ogm, quali l’inquinamento genetico e la perdita di biodiversità, non vanno sottovalutate.
 Va tenuto presente, inoltre, che le colture convenzionali e transgeniche sembra non possano coesistere a causa della contaminazione o del trasferimento del Dna transgenico dalle une alle altre.
 Al di là delle ricadute sulle salute e sull’ambiente, ci preme porre alcuni interrogativi sulla convenienza economica dell’introduzione degli Ogm, sollevati anche da molti studiosi.
 Uno. Gli «amici» degli Ogm hanno calcolato i costi delle regole per la coesistenza con le colture tradizionali e i costi di certificazione che le imprese agroalimentari dovrebbero sostenere al fine di provare al consumatore che i loro prodotti sono Ogm free?
 Due. L’uso di Ogm in Italia non determinerebbe un abbassamento dei prezzi di mercato dei prodotti agricoli con una ulteriore perdita di reddito degli agricoltori? Non causerebbe la delocalizzazione della coltivazione verso Paesi caratterizzati da un minor costo dei fattori di produzione? Non sarebbe all’origine di un irreversibile danno all’immagine per l’agroalimentare nazionale?
 Tre. Dal punto di vista del posizionamento del nostro Paese sui mercati globali, è conveniente che la nostra agricoltura e l’agroalimentare abbandonino una strategia sicura, basata sulla qualità, sulla tracciabilità e sulla sicurezza, per far posto ad una produzione omologante, sempre meno richiesta dal mercato? Qual è la logica economica dietro l’apertura all’Ogm?
 Sono interrogativi che, come imprese del settore alimentare associate alla Cna, rivolgiamo alla Politica e a quanti si occupano di queste problematiche. Un’ultima questione. Da recenti ed autorevoli studi, condotti tra l’altro dal premio Nobel per la medicina Luc Muntagner, emergerebbe che gli Ogm sono una tecnica obsoleta. E che, invece, grazie ai trattamenti elettromagnetici, che non si trasmettono geneticamente e non alterano le specie, è possibile ottenere i risultati e le innovazioni desiderate, senza la creazione di specie chimeriche e senza l’alterazione dell’ecosistema locale, né dell’ecosistema globale della Terra. Perché non percorrere questa strada che sembra più innovativa e meno dannosa?
(* Presidente Unione Cna Alimentare) - Catia Olivetto *

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