SILVANA LORENZI La lady della Lega «Nel nome di Bossi»


TREVISO.«Quando mi hanno fatto la proposta di entrare nelle Donne Padane ho accettato perché ho sentito che il cuore batteva da quella parte. Ho accettato per ritrovarlo, il cuore. E li l'ho ritrovato».
Insegnante in pensione di lingua e letteratura inglese, Silvana Lorenzi ha tutto lo stile e la pacatezza di una missis anglosassone. Eppure ha grinta da vendere: da quasi 5 anni è vicepresidente nazionale delle Donne Padane, da poco riconfermata, ma anche presidente provinciale di Treviso dell'associazione e coordinatrice per il Nordest. E' vedova dell'amatissimo senatore del Carroccio Michele Amorena, scomparso nel 1999, mentre la figlia Alessandra per un breve periodo è stata a palazzo dei Trecento. Oggi Silvana è tornata a vivere nella bella villa di famiglia sul Terraglio.
Qual è l'attività delle Donne Padane?
«Ci incontriamo al minimo una volta al mese nel territoria delle tre Venezie. La nostra sede legale è al K3, la sede della Lega di Treviso, ma preferiamo incontrarci a turno a casa dell'una o dell'altra. Ultimamente quasi sempre a casa mia».
Di che parlate?
«L'obiettivo è di essere di aiuto alle donne in tutte le fasi della vita. Nel nostro gruppo ognuna di noi porta la sua esperienza, ci confrontiamo».
Ma quante siete?
«Almeno 150 iscritte a Treviso, circa 700 in tutto il Veneto».
Però nella Lega non c'è molto spazio per le donne...
«Potrebbero essercene di più, di donne leghiste, se fosse dato loro più spazio».
Ma chi le piace di più, delle padane in politica?
«Forse perché sono stata insegnante, mi piace molto la senatrice Irene Aderenti della Lega di Mantova. E' molto pacata, diplomatica e competente. Non si lascia prendere dalla foga».
Tutto il contrario di Rosy Mauro.
«La Mauro è una pasionaria, la tipica pasionaria, è un altro carattere. Poi mi piace molto la Zaccariotto, che ha saputo farsi valere nel mondo difficile della politica. Ma ci sono anche giovani padane promettenti».
A palazzo dei Trecento oggi però non ci sono donne della Lega.
«Purtroppo no. Una delle ultime è stata mia figlia, e la Lilla Faggian».
La Faggian, la ex sceriffa della Lega, paracadutista, ha mollato il Carroccio perché delusa dalla sua piega governativa.
«Per quanto riguarda la politica non deve rivolgersi direttamente a me, noi siamo un'associazione».
Però siete presenti nelle feste padane, che sono feste politiche.
«Eccome. Cominciò tutto quella volta che mio marito mi disse di andare a una presentazione di un giovane, un tale Luca Zaia, 'è un bravo ragazzo, vieni", mi disse. Un giovane leghista promettente che, mi pare, stia mantenendo le promesse. Da allora ho cominciato a seguire Luca e forse gli ho anche dato qualche input, e da allora vado alle feste padane».
E li che fate?
«Al nostro tavolo per prima cosa si allarga il tesseramento».
Le feste più belle?
«Le più importanti: Pontida e la Festa di Venezia, in riva degli Schiavoni. Per queste due feste, ogni anno, presento una novità legata al territorio, ai prodotti tipici. E la prossima settimana saremo alla festa leghista di Vittorio Veneto».
Quali prodotti tipici?
«La grappa, ad esempio».
Si spieghi meglio.
«Le grappe anni fa erano in crisi, io mi sono andata a visitare le distillerie e i produttori di Friuli, Veneto e Trentino, ho fatto gli accostamenti, ho imparato a conoscerle. E sulla riva degli Schiavoni ho riscosso un successone».
La tradizione prima di tutto.
«Per lanciare la festa del leòn dea tradision, ossia il Capodanno veneto, abbiamo creato stampi in rame stagnato a forma del leòn in moeca, simbolo della Serenissima, per sfornare dolci in pastafrolla cucinata a Negrisia. Altro successo, 8 anni fa. Ma ai nostri tavoli ci sono anche i gadget leghisti».
Per le donne?
«Certo, braccialetti e collane. Un braccialetto l'ho regalato di recente a Francesca Martini: dopo due sere, ce l'aveva a 'Porta a porta". Una brava persona, la Martini, che stimo molto come donna».
Lei è una persona pacata, poco padana rispetto a certi luoghi comuni: di Gentilini che mi dice?
«A parte che nelle Donne Padane non sono certo l'unica ad essere cosi, di Giancarlo dico che è un protagonista. Ha del carisma naturale, e proprio per questo soprattutto i giovani lo adorano».

Alessandro Zago