SEGUE DALLA PRIMA
come vecchio militante socialista, di ricollocare in termini storico politici la sua figura.
La vicenda politica di Craxi si è svolta in tre fasi ben distinte: lascesa e la conquista del Partito Socialista, la scalata a Palazzo Chigi, con lalleanza al centro, infine la bufera di tangentopoli.
Quando nel 1976 espugna il Midas, Craxi diventa Segretario di un PSI in grave crisi. In questa prima fase, egli si dimostra subito determinato e spregiudicato e si pone lobiettivo di contendere a Berlinguer legemonia della sinistra e alla DC il governo del Paese.
E un obiettivo ambizioso, che Craxi persegue anche sul piano culturale. E questa una fase ricca di fermenti lungo la quale si snoda la polemica con il PCI per ostacolare la strategia del compromesso storico, perseguita da Berlinguer.
Linvoluzione del PSI incomincia al Congresso di Torino, dove Craxi si impadronisce del Partito e viene decretata la soppressione del Comitato Centrale e la sua sostituzione con lAssemblea Nazionale, definita da Rino Formica «unassemblea di nani e ballerine».
Craxi diventa linterprete dei nuovi ceti emergenti, portavoce di una modernità senza regole e senza principi e quando, dopo lassassinio di Aldo Moro e il fallimento della «Solidarietà Democratica», il PCI lancia l«Alternativa Democratica», egli sposa la governabilità e nel 1980 riporta il PSI al governo con la DC del preambolo, che liquida Zaccagnini e ripristina lesclusione dei comunisti.
Inizia qui la fase della scalata a Palazzo Chigi e sono questi gli anni che vedono la costruzione del sistema di potere craxiano: ministeri, enti locali, assessorati, ospedali, dovunque il PSI conquista potere e spazi enormi.
Il Partito vive al si sopra delle sue possibilità e alla corte di Craxi arrivano giovani rampanti e affaristi senza scrupoli.
Dopo laffermazione elettorale del 1983, Craxi viene eletto Presidente del Consiglio, rompe a sinistra e la sua politica esclude il PCI da ogni coinvolgimento.
Nel primo periodo di governo, per la verità, ha delle intuizioni felici, come quella di Sigonella. Riesce anche a portare a termine la revisione del Concordato con il Vaticano, ma la sua azione complessiva resta caratterizzata da un decisionismo aggressivo (tentazioni presidenzialiste e di limitazione dei poteri del Parlamento) che sfocia nel decreto con il quale decide di tagliare tre punti di scala mobile, decreto che porta allo scontro duro con il PCI di Berlinguer. Il referendum conseguente è per il PCI una sconfitta pesante. Altro atto di prepotenza: sempre con un decreto, nel 1984, salva limpero Fininvest dellamico Berlusconi, minacciato di parziale oscuramento dai Pretori di Torino, Roma e Pescara, nel rispetto di una sentenza della Corte Costituzionale del 1976.
Dopo lalternanza con De Mita, Craxi, per ritornare in sella, rinsalda lalleanza con Andreotti e Forlani, nel C.A.F. Siamo allultima fase, quella in cui Craxi diventa personalmente il referente principale del sistema delle tangenti. Nell87, esce da Palazzo Chigi e spuntano i primi avvisi di garanzia e i primi arresti. Nei recenti giorni della «santificazione» nessuno ha voluto ricordare che negli anni di governo Craxi, il debito pubblico è schizzato dal 60% ad oltre il 100% del PIL. Erano stati gli anni della crisi etico-politica dei partiti di governo e della degenerazione del sistema politico. La pratica della corruzione e delle tangenti non si era limitata a devastare il Paese ma lo aveva contagiato profondamente e aveva diffuso la cultura della illegalità impunita. I socialisti avevano superato, in questo, i loro maestri del centrismo democristiano.
Nell89 lultimo errore di Craxi fu quello di non capire cosa significava il crollo del muro di Berlino. Avrebbe potuto incassare la vittoria della fine dellimpero sovietico e rilanciare lunità della sinistra e invece inventò lunità socialista, una specie di sfida annessionistica al PCI.
Il leader socialista non riesce più a comprendere cosa si muove nella società italiana. Avversa il referendum del 1991 sulla preferenza unica, invitando gli elettori ad andare al mare.
Non si accorge che la spinta della questione morale contro le degenerazioni del sistema politico, è fortissima.
Il resto è cronaca giudiziaria. Le coraggiose e meritorie inchieste di «Mani Pulite», gli atti daccusa, il mandato di arresto, la fuga ad Hammamet, le condanne. La fine ingloriosa di un uomo che sognava di conquistare il potere, rinnovare la sinistra e cambiare il suo Paese, ma fu travolto dal sistema delle tangenti, che aveva messo in piedi per raggiungere questi obiettivi e che una serie di puntuali e doverose inchieste giudiziarie hanno giustamente spazzato via.
Di tutto questo si doveva discutere a dieci anni dalla sua morte. Si è assistito, invece, a varie santificazioni, al solo scopo di attaccare i Giudici di Mani Pulite. Patetico, in questo, il ministro Sacconi, presente ad Hammamet assieme ai ministri Brunetta e Frattini, anchessi ex socialisti, che si è spinto fino a chiedere: «I grandi partiti riconoscano i meriti di Craxi» perché, secondo lui, questa sarebbe la strada giusta per «rimuovere il male oscuro che nasce da un uso improprio della leva giudiziaria».
Di qui lequazione: Craxi come Berlusconi, perché entrambi «perseguitati» dalla Magistratura.
Legando le figure politiche di Craxi e Berlusconi gli ex socialisti tentano di assolvere se stessi e non si accorgono di confinare il leader socialista nel ruolo riduttivo e assurdo di anticipatore del Cavaliere. Eppure Sacconi dovrebbe ricordare come gli arresti di tangentopoli fossero seguiti con enfasi dalle televisioni di Berlusconi e come la Lega agitasse il cappio in Parlamento. Dovrebbe ricordare, sono meriti che gli vanno riconosciuti, limpegno di Craxi verso lEuropa, mentre il PDL è euroscettico e la sua appartenenza allInternazionale Socialista, con la quale Berlusconi non ha nulla da spartire.
No! Gli ex socialisti che senza battere ciglio, sono saltati dalla difesa del mondo del lavoro al servizio del nuovo padrone di Arcore, non possono invocare giustificazioni morali. Hanno fatto il salto solo perché erano al potere e lì hanno voluto rimanere.
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Umberto Lorenzoni