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Rabbia, veterinari contro l’Usl

 VITTORIO VENETO. E’scontro sulla tariffazione per la vaccinazione antirabbica eseguita dai veterinari, nonostante gli accordi tra Ordine, Regione e Ulss. Ci sono attualmente in vigore ben tre fasce di prezzo e Iva al 20% come sui beni di lusso.
 Sono arrivati 3 mila vaccini ma nei prossimi giorni si arriverà a quota 50 mila solo per l’Uls 7, che somministrerà il vaccino in apposite riunioni al prezzo di 5 euro per animale: il resto è a carico della Regione. Ma subito l’Ordine dei Veterinari ha criticato il provvedimento, accusando l’Usl di concorrenza sleale. L’Ordine vede una implicita svalutazione del valore della prestazione fornita che vale mediamente 35 euro, la Regione e le Uls ritengono che essendo un provvedimento obbligatorio relativo alla sicurezza sanitaria il vaccino non debba costituire un costo per l’utente. Si è giunti così all’accordo: l’adesione da parte dei veterinari alla campagna di vaccinazione è volontaria, altrimenti possono vaccinare in libera professione applicando una tariffa calmierata di 20 euro a prestazione, percependo 5 euro dall’Uls per ogni animale. «Tra i veterinari dell’Usl e coloro che applicano la tariffa calmierata c’è una differenza di 15 euro. E’ chiaro che tutti cercheranno di vaccinare i cani ai raduni - commenta Antonio Brino, responsabile veterinario dell’ Ulss7 - Trattandosi di una vaccinazione obbligatoria e di una questione di sicurezza sanitaria l’Uls ha ritenuto di tenere il prezzo più basso possibile». I veterinari sono comunque insoddisfatti, ritengono che questo svilisca il valore della prestazione. Rimane comunque la possibilità per il professionista di lavorare liberamente e applicare la tariffa che ritiene più confacente. Su circa 60 veterinari dell’Uls 7, solo 10 hanno aderito alla campagna di vaccinazione, gli altri preferiscono vaccinare in libera professione. Anche l’ordine dei veterinari trevigiani è intervenuto sul problema tariffazione. «L’ordine ha consigliato una tariffa di circa 30 euro che tiene conto dei costi sostenuti e delle agevolazioni possibili per il cittadino, l’applicazione è libera ma si tenga conto che si tratta di emergenza sanitaria. E’ comunque ingiusto che il veterinario che eroga nei fatti una prestazione di tipo sanitario sia poi costretto a pagare un’Iva del 20% perché gli animali sono considerati beni di lusso. Modificando l’Iva si lascerebbe lavorare il professionista che deve vivere e il cittadino pagherebbe meno», ha commentato il presidente dell’ordine Alberto Petrocelli. (a.d.g.)

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