10 ottobre 2009 —
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sezione:
Cronaca
Treviso allavanguardia nella quotidiana battaglia delle famiglie con lAlzheimer? Dipende. Se da un lato alcune istituzioni, come lIsraa e lUsl 9, mettono in piedi - e tengono attivo da qualche anno - un progetto di «rete» recentemente premiato come il migliore dellintera Unione europea, dallaltro la miopia di molte singole amministrazioni fa sì che, ad esempio, dopo aver concesso gratuitamente i pannoloni per lincontinenza degli ammalati, si facciano poi pagare alle famiglie i costi dello smaltimento degli stessi pannoloni, una volta usati. Sono idiozie ordinarie, quelle con le quali ci si è persino abituati a fare i conti. E allora, la «famiglia come risorsa», ovvero come supplenza a una sanità pubblica ingessata da carenze di orgabnico e di finanza, rischia di essere una mezza bugia. Si è parlato di «rete per lAlzheimer», ieri, in un convegno convocato dallIsraa di Treviso al Pio X. E si è parlato, giustamente - lo ha fatto un soddisfatto presidente degli istituti riuniti, Fausto Favaro - dellavanguardia trevigiana rappresentata dai «laboratori di stimolazione cognitiva» rivolti ai malati, degli «Alzheimer Cafè» rivolti a malati e familiari, degli incontri di formazione e di sostegno psicologico rivolti alle famiglie che si fanno carico dei malati di demenza. Una demenza che, con il passar del tempo, tocca persone sempre più giovani (anche sotto i 50) e, contemporaneamente, con lalzarsi delletà media, accompagna per troppi anni i malati. Il ruolo avuto dagli istituti di riposo, che hanno trovato sponda nellUsl 9 nella catalogazione dei casi e nellindividuazione di nuovi sistemi di assitenza integrata (la «rete» appunto) che coinvolga le famiglie, è stato ieri celebrato e messo in rilievo. Contemporaneamente, le associazioni dei familiari dei malati hanno puntato il dito sulle ancor troppe carenze e incongruenze. (a.f.)