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Rutelli lascerà il partito se vince Bersani


 ROMA. A poco più di due settimane dal congresso e a meno di un mese dalle primarie, si arroventa la battaglia ai vertici del Pd. Presentando il suo nuovo libro “La svolta, lettera a un partito mai nato”, Francesco Rutelli dà per scontata la vittoria di Bersani e sembra ormai a un passo dal divorzio: «Dico no al partito socialista anche se la strada pare segnata...». Il coordinatore della mozione Bersani, Filippo Penati, incassa invece il 55% per cento dei voti ottenuti nei congressi dei circoli e chiede a Dario Franceschini, attestato sotto il 40%, di farsi da parte e di accettare una gestione «collegiale» della segreteria fino alle primarie. «Bisogna prendere atto che i due terzi del partito non gli hanno dato il loro consenso» taglia corto l’ex presidente della Provincia di Milano.
 Passa qualche minuto, e arriva la durissima reazione di Franceschini. Il segretario telefona a Bersani e a Massimo D’Alema per chiedere una presa di distanze dalle parole di Penati e poi sconvoca la segreteria allargata ai candidati al congresso che si sarebbe dovuta riunire oggi. Franceschini è furioso e nel quartier generale di Largo del Nazzareno i suoi colaboratori non lo nascondono («Certo, non l’ha presa bene»). Franceschini non accetta di essere delegittimato. Fa notare che, da mesi, la segreteria è allargata anche a Bersani e Ignazio Marino: «La gestione non è collegiale ma condivisa. Tutto quello che si è fatto fin qui si è deciso insieme. Allora di che parliamo? Se loro non riconoscono che c’è una gestione condivisa, allora io quell’organismo non lo riunisco».
 La tensione è altissima e Piero Fassino, che è il coordinatore della mozione Franceschini, chiede a Bersani di prendere le distanze dalle «sconcertanti e irresponsabili» parole di Penati. L’ultimo segretario dei Ds ricorda che lo Statuto del Pd assegna alle elezioni primarie, «e solo ad esse», il compito di eleggere il segretario nazionale ed anche Ignazio Marino, che con il 5% dei voti ottenuti dai congressi dei circoli potrà partecipare alle primarie, chiede a Bersani un’immediata smentita.
 Bersani non si fa pregare: «Sgombriamo il campo da ogni equivoco più o meno interessato. Franceschini, come è ovvio e come è giusto, è a pieno titolo segretario del Pd così come prevede lo Statuto, e ha la nostra piena collaborazione, come è stato fin qui». Bufera rientrata? «La dichiarazione di Bersani», risponde Massimo D’Alema, «ha chiarito tutto, spero che si metta così fine a una discussione che non ha ragione di essere».
 La difficile giornata del Pd si apre con la conferenza stampa di Rutelli. L’ex leader della Margherita lascia la porta ancora aperta alla sua permanenza nel Pd ma a condizione che non vinca Bersani. «Il Pd non può diventare un nuovo partito socialista-riformista altrimenti fallisce», spiega Rutelli per il quale se Berlusconi cade, si dovrà andare non al voto ma verso un «governo del presidente con una larga base parlamentare». Un invito che Pier Ferdinando Casini non lascia cadere: «Le nostre strade potranno incontrarsi, non è all’ordine del giorno, ma se son rose fioriranno...»
- Gabriele Rizzardi