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Tre operai morti in una raffineria


 CAGLIARI. Tre operai uccisi da micidiali esalazioni. Un quarto intossicato. Un altro loro compagno colpito da malore per lo shock. La Saras dei Moratti nella bufera. E la polemica sulla sicurezza nelle fabbriche che riesplode violentissima, inarrestabile. L’ennesima strage in fabbrica è avvenuta nella raffineria alle porte di Sarroch, paese costiero 20 chilometri a ovest di Cagliari. Le vittime sono operai sardi di un’impresa esterna incaricata delle manutenzioni nello stabilimento, colosso industriale nel Mediterraneo che ogni anno raffina 15 milioni di tonnellate di greggio.
Le nuove morti bianche hanno provocato una valanga di reazioni politiche. Con la sinistra e i sindacati che rilanciano l’allarme e invitano tutti a non abbassare la guardia sulle misure di protezione nelle fabbriche. Sono intervenuti il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano («Partecipo commosso al cordoglio»), il Senato ha sospeso la seduta per un minuto di raccoglimento. Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, invita a «non abbassare la guardia». Il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, ha voluto stringersi ai familiari degli operai. I compagni delle vittime hanno proclamato per oggi una giornata di sciopero nello stabilimento. Drammatica, nella ricostruzione dei testimoni, la sequenza dell’infortunio, avvenuto in una manciata di secondi poco prima delle 14. I lavoratori erano tutti dipendenti dell’impresa Comesa srl. Gigi Solinas, 26 anni, è entrato per primo in un silo-cisterna per l’accumulazione di gasolio, tenuto all’esterno con una corda da Gianluca Fazio, 30 anni, che risulterà poi l’unico sopravvissuto della squadra. Fazio, accortosi che il collega stava sentendosi male, ha tentato di estrarlo dalla cisterna. Un terzo operaio, Renato Porcu, ha chiesto l’aiuto degli altri due manutentori, in attesa all’esterno, come previsto dalle procedure di sicurezza. Bruno Muntoni, di 56 anni, sposato e padre di tre figli, e Daniele Melis, di 28, si sono precipitati all’interno per soccorrere i colleghi: il primo è morto all’istante, il secondo, nonostante indossasse una maschera di protezione dai vapori organici, ha cessato di vivere pochi minuti dopo. Fazio, invece, dopo un altro tentativo di soccorso, è subito uscito dall’impianto con sintomi di intossicazione. Le sue condizioni, assicurano i medici, non sono gravi.
 In serata sono arrivati a Sarroch Gianmarco e Massimo Moratti, presidente e amministratore delegato della Saras, che si sono detti vicini al dolore dei parenti. Cordoglio e solidarietà dai sindacati, dagli operai sardi, da decine di rappresentanti delle forze politiche. A tarda ora sulla causa delle morti è stata avanzata una seconda ipotesi: asfissia per mancanza di ossigeno nel serbatoio-accumulatore in cui gli operai erano entrati, e non esalazioni tossiche. Sono state aperte due inchieste sul tragico infortunio. E sarà l’autopsia a eliminare i dubbi.
 Intanto a Sarroch, il paese dei veleni dove le emergenze per inquinamento si succedono a ritmi impressionanti, le tensioni sono palpabili. Appena una settimana fa sul paese si era diffusa l’ennesima nube di fumo denso e fetido proveniente dalla raffineria. E proprio sulle condizioni ambientali alla Saras un documentario, prodotto da un gruppo di ricercatori indipendenti, intitolato Oil (già contestato per vie legali dall’azienda) ha determinato l’avvio di un’indagine della procura di Cagliari.
- Pier Giorgio Pinna