«Faliva? Veniva da me per il doping»

«Faliva? Veniva da me a prendere sostanze dopanti, perché gli avevo rivelato che in passato le avevo prese». Aula del tribunale di Cittadella, ieri mattina. Parla Guiscardo Casellato, notissimo esponente della dinasty dei pasticceri della città. Ed è una confessione che lascia il segno. E' il giorno dei testimoni al processo per doping che nel 2003 aveva coinvolto ciclisti e rugbisti, fra cui appunto Gianluca Faliva, 36 anni, di Loreggia, alla sbarra per uso di sostanze dopanti. E' accusato di aver assunto, al fine di alterare le proprie prestazioni agonistiche, sostanze dopanti, illecite, ricevute da Guiscardo Casellato e Fabio Tugnoli.
Ma l'inchiesta in una prima fase coinvolse anche ciclisti - come appunto Guiscardo Casellato, ex rugbista divenuto in pochi anni uno specialista della due ruote - e imprenditori notissimi: Renis Mosole, figlio dell'imprenditore Remo, e Fausto Pinarello, figlio di Fausto. Un ciclone, per la città e per il mondo sportivo.
Nell'inchiesta era stato coinvolto un altro rugbista, Fabio «Yuri» Ongaro, 32 anni, tuttora uno dei fari della nazionale. Entrambi i giocatori erano allora punti di forza del Benetton, per poi passare ad altri club. Faliva ha lasciato lo sport giocato. Il secondo è invece uno dei perni a Londra, nei Saracens, uno dei più prestigiosi club al mondo.
Ieri davanti al giudice Linda Arata sono sfilati i testi, non solo Casellato. Discussione e sentenza sono attese per il 26 giugno: dovrebbe essere l'epilogo della complessa vicenda giudiziaria apertasi nel 2003 con un'inchiesta della Procura di Padova, le perquisizioni dei Nas e l'incriminazione di molti sportivi, che mise a rumore mezzo Veneto, e rimbalzò in tutta Italia.
Casellato, quando è salito sul banco dei testimoni, non ha esitato: «Gianluca ed io eravamo amici - ha esordito - Veniva da me a prendere le sostanze dopanti, perchè io gli avevo rivelato che in passato le avevo prese. Me le procuravo in farmacia a Treviso, ci andavo coi soldi, chi era dietro il bancone me le dava con facilità, tanto che non avrei mai pensato che scaturisse tutto questo caos, con conseguenze rilevanti da un punto di vista penale».
Il giudice ha ascoltato poi il ciclista Tugnoli: «Ho visto Faliva una sola volta, a Bologna, perchè dovevo consegnarli un profumo come regalo di Davide Posca, un amico di pedalate ed un preparatore atletico che lui aveva incontrato». La confezione del profumo era integra e sigillata, ma in realtà all'interno, come ha appurato l'inchiesta, c'erano sostanze dopanti. Il ciclista ha negato ogni addbito: «Io ero completamente all'oscuro».