12 maggio 2009 —
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sezione:
Giorno/Notte
«Coppi, Bartali, Carollo e Malabrocca. Le avventure della Maglia Nera, Storie del Giro dItalia» è il titolo dellappassionante volume che il nostro giornale propone in edicola (a 7,90 euro più il prezzo del quotidiano) in occasione del Giro del Centenario. Il libro è dedicato a tutti gli appassionati di ciClismo, è anche la storia dItalia che tutti vorrebbero leggere: quella vista da dietro, dal fondo, dal povero, dallultimo in classifica. Arrichito con foto dellepoca, racconta le curiose vicende del protagonista, Malabrocca appunto, e delle sue acrobazie in coda al gruppo del Giro dItalia per tenere docchio avversari protesi a insidiargli la posizione di coda. Luigi Malabrocca incarnò limmagine delleroe perdente: ultimo nel Giro del46 a quattro ore da Coppi, vennebattuto nel49 da Carollo dopo una storica battaglia. La sua storia, a tratti davvero avventurosa, viene raccontata da Benito Mazzi, giornalista e scrittore, con dovizia di retroscena, trucchi, segreti e aneddoti carpiti ovviamente dal fondo del gruppo. La Maglia Nera: un simbolo dellItalia in bianco e nero, di uno sport bello e pulito che, alla radio, faceva sognare. Tra le più famose maglie nere, sono protagoniste anche quellevenete di Sante Carollo (nato a Thiene), acerrimo nemico di Malabrocca, e di Giovanni Pinarello, fondatore dellominima azienda trevigiana. Scrive Paolo Facchinetti nelle pagine introduttive del volume: «Colui che trascinò nella leggenda e poi nel linguaggio corrente lespressionemaglia nera fu Luigi Malabrocca, corridore tortonese, classe 1920: ultimo nel Giro 1946 a 4 ore 9 34 dal vincitore Bartali, ultimo nel 1947 a 5 ore 52 20 da Coppi, penultimo nel 1949 a 7 ore 47 26 da Coppi ebattuto solo da Carollo arrivato a 9 ore 57 07 dal primo». «Fu proprio il 1949 a consegnare alla storia il mito della Maglia Nera. Quellanno Malabrocca e Carollo furono protagonisti di un duello epico, non scevro di colpi bassi e astuzie sopraffine, per arrivare in fondo al gruppo.Vinse Carollo e a molti dispiacque sinceramente che Malabrocca venisse defraudato della fama che si era conquistato con generosa fatica. Dispiacque soprattutto a Malabrocca che, mancando lobiettivo, dovette rinunciare a un sacco di soldi. Sì, perché la faccenda della maglia nera era diventata così intrigante e suggestiva che lultimo riceveva premi in denaro e in natura parecchio più consistenti di quelli destinati alla media classifica. Fu quello del 1949 lultimo Giro portato a conclusione da Malabrocca. La maglia nera fu assegnata ancora per qualche anno ma perse il suo fascino e la ragione dessere. E così fu abbandonata. Ha resistito nel tempo solo come modo di dire». «Anni bellissimi, quelli della maglia nera. Non cera la tivù, solo i giornali e la radio narravano le imprese dei girini sollecitando in chi ascoltava o leggeva immagini fantastiche. I primi erano semidei irraggiungibili; gli ultimi, dei dannati costretti a improbe e umanissime fatiche. Assieme alle imprese di Coppi e Bartali (semidei, sempre, anche nella sconfitta casuale) il cronista non mancava mai di raccontare le straordinarie avventure o disavventure dellultimo arrivato, il comune mortale Malabrocca. Fu una sorpresa, per noi ragazzi, scoprire più tardi Malabrocca campione italiano e azzurro ai mondiali: di ciclocross, che è travaglio immenso dei meno dotati di velocità. E vincitore di gare vere in Francia, in Jugoslavia, in Spagna. Gli si volle più bene di prima. Piaceva pensare che quel corridore, che aveva la solidarietà, la complicità di tutti i diseredati dItalia del dopoguerra (ed erano la maggioranza), arrivava ultimo per sola sfortuna o per scelta strategica: saperlo vincente era un grido di speranza.