CRIS SCANDOLARA Un dribbling alla saudade «Mi sento come a casa»

Cristiano Scandolara, un italobrasiliano alla corte del presidente Massimo Bello. «La mia famiglia è composta da papà, che è direttore di banca - ci racconta - mamma professoressa, e che ora è in politica, due fratelli e io che a diciannove anni, sei anni fa, ho preso la decisione di partire dal mio paese, Erechim, circa centomila abitanti, e fare il giocatore professionista di calcio a cinque in Italia. Per questo mi ritengo fortunato». Questo è Cristiano Scandolara (Cris per gli amici), ventisei anni a luglio, single, con bisnonni provenienti dalla provincia di Cremona. «Papà e mamma, che molto spesso tra di loro parlano con il dialetto dei nonni, quando gli ho paventato l'idea di venire in Italia - ci confida - mi hanno detto di provare, e che non mi fosse piaciuto sarei potuto ritornare a casa senza problemi. Ho cominciato giocare a calcio a cinque e calcio a undici già dall'età di quattro anni, nelle squadrette della mia città, con l'Atletico e Piragna, perché da noi si gioca sino a sedici anni tutte e due le 'specialità", poi ho preferito il futsal per giocare nell'Atlantico e specializzarmi. Nel frattempo ho frequentato l'università, scienze motorie, sino al momento in cui un emissario della Bnl di Roma, vedendomi giocare, e allora ero capocannoniere della Lega Nazionale, mi ha fatto l'offerta per il trasferimento in Italia. Ma ancora ora, a sei anni di distanza dal giorno in cui ho lasciato l'università, ricordo i bei momenti di quando mi recavo a lezione a Passo Fundo, ottanta chilometri da casa. Tra qualche anno, quando magari non giocherò più a livello di serie A, e quindi avrò più tempo, vorrei iscrivermi nuovamente all'università, non so se in Italia o in Brasile, ma certamente lo farò. Pensavo che il mio futuro professionale fosse l'insegnamento della pratica sportiva, invece un giorno mi è arrivata un'offerta da una società che aveva un curriculum importante ed io, appena 19 anni, non ho potuto dire di no. Quando sono arrivato in Italia pensavo di trovare molte cose diverse - confida Cris - a livello di clima, di cultura, invece non ho mai sentito la mancanza di casa perché ho usato lo stesso stile di vita, e in particolar modo ho trovato dirigenti e compagni che mi hanno fatto sentire a casa mia. Ancora oggi penso che se avessi detto di no all'offerta dell Bnl Roma oggi sicuramente non sarei dove sono arrivato, Nazionale e serie A1 con la Marca Trevigiana».
Hai vissuto a Roma per quasi quattro anni, intervallato con Arzignano e ora a Castelfranco, quali le differenze?
«A Roma ci sono molte più opzioni di vita, città grande con molte tentazioni, Arzignano città piccola, mentre a Castelfranco mi trovo ancor più a mio agio perché ho trovato degli ottimi compagni, una rosa molto ampia, un ottimo allenatore, e presumo che a livello organizzativo e di qualità la società presieduta da Bello sia il top per un giocatore come me».
Hai scelto la Marca Trevigiana perché già sapevi dove andavi?
«Certo, si parla un gran bene in giro per l'Italia della società di Castelfranco Veneto, una organizzazione di dirigenti che non pensa solo al campionato in corso, investe pensando pure al futuro costruendo cosi un progetto concreto».
Come ti giudichi a livello di gioco?
«Tutti mi dicono che sono un universale ma in definitiva sono un laterale offensivo che però sa giocare sia di destro che di sinistro. Esprimo in campo il meglio di me stesso quando faccio il regista, mi sento un leader, il faro della squadra. Ora, con i carichi di lavoro che ci ha imposto il preparatore Sciuto penso di essere all'80% del massimo che posso esprimere e quindi presumo di essere pronto al 100% per i play off scudetto, e come me tutti i miei compagni».
A proposito di compagni, mi hai detto che sei single, ma con chi abiti a Castelfranco?
«Nell'appartamento di 'casa Brasile" siamo ora in quattro, Dal Cin, il nuovo giocatore dello Sporting, Michel, sempre dello Sporting e Bellomo. Il mio hobby è la musica e la letteratura e non ho buchi affettivi e per il momento, non cerco fidanzamenti o matrimoni, non ho fretta e cosi mi sento a mio agio».
E degli allenatori cosa mi dici. Quali le differenze che hai notato tra quelli che hai avuto sino ad ora?
«In Brasile i mister ti dicono cosa devi fare e non cambiano mai i loro schemi, gli italiani sono quellipiù focosi e che ti caricano di più prima della partita mentre gli spagnoli usano molto la tecnica e sono meticolosi nei particolari. Poi in campo ci sei tu, e non loro».
(Marino Silvestri)