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Non vedente: «Perché devo pagare il canone Rai?»

 Una persona non vedente di Treviso si è rivolta all’associazione dei consumatori Aduc per denunciare una piccola grande ingiustizia. Riportiamo la sua lettera, scritta con grande competenza e precisione, sperando che chi ha potere decisionale ne prenda atto: «Sono una persona non vedente di Treviso - scrive Elena - mi è pervenuta oggi dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, una mail di questo tipo: «Cari soci, sono pervenute presso questa segreteria varie richieste di chiarimento sul pagamento del canone Rai. Vi comunichiamo che non è prevista alcuna agevolazione a nostro favore e che quindi il canone va pagato per intero. Cordiali saluti. Il Commissario straordinario». Sospettavo che non ci fossero agevolazioni nei nostri confronti, ma questa ne è stata la conferma. Trovo questo un vero e proprio sopruso per una serie di motivi, perché: 1) Oggettivamente, non vedendo le immagini, fruiamo del 50 per cento come minimo del «servizio» che la Rai offre; 2) Anche il sito web della Rai, a parte poche sezioni neanche regolarmente aggiornate, non rispetta alcun requisito minimo e basilare di accessibilità, sarebbe quindi opportuno da parte loro il rispetto delle nuove linee guida per il web accessibile, le WCAG 2.0 del W3C; 3) Il Segretariato Sociale con i programmi audiodescritti ha avuto un periodo di efficienza, ma da metà 2008 è praticamente decaduto nella qualità del servizio in tutte le sue parti, dallo speaker incaricato a questo compito, alla qualità stessa delle trasmissioni, pare che a noi ciechi siano concesse di vedere solo cose tipo «desperate housewives» o «private practice», saranno obbrobriose a gusto mio, però credo ci siano film e documentari che sarebbero degni di essere forniti di audiodescrizioni, ci è stato inoltre tolto il servizio audio streaming presente nel segretariato sociale che sopperiva tranquillamente, fino a maggio 2008, al frequente disturbo in ricezione delle stazioni a onda media in cui viene trasmesso il programma audiodescritto». «A questo proposito - prosegue l’utente di Treviso - ho creato una causa su Facebook: http://apps.facebook.com /causes/171418 per sensibilizzare l’opinione pubblica, ma credo una lettera, in fondo, possa fare molto di più per questo scopo». (f.a.)