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L’affondo di Uto Ughi contro Giovanni Allevi «La sua musica è soltanto un ridicolo collage lui un nano del pianoforte»


 VENEZIA. Per la serie a Natale siamo tutti più buoni, da non perdere gli strali di Uto Ughi, massimo esponente della scuola violinistica italiana e fra i massimi interpreti contemporanei, contro Giovanni Allevi, il giovane pianista e compositore protagonista del concerto di Capodanno al Senato. «La sua musica è un furbo collage di nessun valore. Quel concerto mi ha offeso come musicista». In un’intervista al critico musicale Sandro Cappelletto su La Stampa, Ughi non si è risparmiato nei confronti del giovane direttore, esprimendo tutto il suo disappunto. Secondo il violinista, le composizioni di Allevi sarebbero musicalmente ridicole e lui non sarebbe che un nano in confronto non solo a Horowitz e a Rubinstein, ma anche a Modugno e a Mina. Ma non è finita. Ughi ha parlato molto negativamente della musica di Allevi che secondo il suo parere sarebbe solo un collage, niente di nuovo. «Questo deve essere chiaro - prosegue rincarando la dose - non bisogna stancarsi di ricordare che Beethoven non è Zucchero e Zucchero non è Beethoven. Ma Zucchero ha una personalità molto più riconoscibile di quella di Allevi». Quest’ultimo ha addirittura dichiarato che la musica del maestro marchigiano non ha nulla a che fare con la musica classica e che il suo successo deriva solo da un’esaltazione generale dietro la quale ci sarebbe un investimento di tipo economico. Da tempo si stavano levando voci sempre più critiche soprattutto nell’ambiente musicale accademico sul “fenomeno” Allevi, assurto in pochi anni a idolo dei giovanissimi e considerato da molti uno dei principali esponenti della nuova musica classica contemporanea, ma nessuna personalità del livello di Uto Ughi aveva mai avuto il coraggio di demolire così la sua musica: «Mi fa molto male questo inquinamento della verità e del gusto. Trovo colpevole che le istituzioni dello Stato avvalorino un simile equivoco. Evidentemente i consulenti musicali del Senato della Repubblica sono persone di poco spessore. Tutto torna: è anche la modestia artistica e culturale di chi dirige alcuni dei nostri teatri d’opera..», e ogni riferimento alla recente nomina di Bruno Vespa a consigliere della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma al posto del maestro Ennio Morricone non sembra essere affatto casuale.
- Italia Bigliazzi