CARIOCA TRICOLORE Nora, uomo degli scudetti Difensore col vizio del gol

Patrick Nora è l'ultimo degli italo brasiliani arrivati a «casa Brasile» a Castelfranco. E' tesserato per la squadra di calcio a 5 Marca Trevigiana del presidente Massimo Bello, ma in Italia è arrivato nel 2003 per giocare in quella che un tempo era la mecca del calcio a cinque nazionale, la BNL.
Il Nordest allora cominciava a mettersi in evidenza e nella provincia di Treviso si era davvero agli albori, la massima serie era ancora lontana. Ora Patrick è approdato nella squadra che, a parer suo e dei molti compagni di nazionale, è quella che ispira maggior sicurezza, creatività, bel gioco, e aspira a divenire una delle protagoniste del «futsal» italiano ed europeo: la Marca Trevigiana. E questo è anche un segno di responsabilità, cui il nostro non si sottrae certo, dall'alto di un curriculum di assoluto livello.
Nato in Brasile a Curitibanos, stato di Santa Caterina, una città di 36mila abitanti, il 16 maggio 1979, da bisnonni emigrati dal Bellunese, ha iniziato a giocare calcio a 5 in tenerissima età: già a 10 anni figurava tra i partecipanti ai campionati «Mirin» che si disputavano nella sua cittadina, per poi passare a 12 anni nei campionati «Infantiu», successivamente a 14 nei tornei «infanto Giovanil». Si mise talemnte in evidenza, in giovanissima età, che già a 16 anni giocava già tra i professionisti. Ma lui minimizza: «Nelle grandi regioni meridionali del Brasile - spiega Patrick - quando si è giovani si gioca poco a calcio a 11, è molto difficile per i ragazzi entrare nelle grandi squadre. Ma si può più facilmente entrare nelle grandi realtà del futsal. Cosi è capitato a me, a 18 anni ero già nella squadra della città di Jaragua do Sul».
Cosa le hanno detto i genitori della sua scelta di fare il professionista?
«Mia padre, che ha un'officina meccanica, era contento, mentre la mamma era restia, non voleva mi limitassi allo sport. Ma ora è felice anche lei di questa mia scelta. Anche perché, prima di lasciar il Brasile per venire in Italia, nel 2003, mi sono sposato e mia moglie, Bruna, fisioterapista, mi ha seguito e mi segue tutt'ora nei miei trasferimenti».
Come si è ambientato in Italia?
«Ho iniziato la mia carriera a Roma alla BNL, una delle prime società in Italia, poi per due anni ho giocato a Reggio Calabria, e quindi sono arrivato alla Luparense di San Martino di Lupari, dove ho giocato per due anni, Adesso questa nuova sfida a Castelfranco. La mia professione mi porta a girare, ma devo dire che mi sono fatto un sacco di amici, in Italia. E poi da tre anni ho un motivo in più per amare il vostro paese: sono entrato nel giro della nazionale, e ho giocato il mondiale brasiliano, appena conclusosi». Per la cronaca, con quattro reti, numeri da bomber puro. E pensare che Patrick è un difensore: ma ha fiuto del gol e sa inquadrare la porta con un aqttaccante di razza.
Come mai da una società campione d'Italia quale è la Alter Ego Luparense, dove lei è stato uno dei protagonisti assoluto degli ultimi due scudetti, ha deciso di cambiare società?
«Ci sono stati screzi con il presidente Zarattini. Avevo deciso dopo i mondiali, di restare in Brasile e non tornare nemmeno in Italia. Ma il presidente Bello e il suo vice Foscarin mi hanno contattato proprio durante i mondiali, ho ricevuto la loro offerta, ci ho pensato sopra e ho accettato di ritornare in Italia per la Marca Trevigiana.
Quale sarà il suo ruolo nella squadra?
«Il mio ruolo è difensore centrale, ma ogni allenatore la pensa in modo diverso e imposta la squadra in modo differente, magari con piccoli dettagli che fanno la differenza. Io mi adatto, di volta in volta. A Castelfranco ho un vantaggio in più: mi sono ritrovato con Danieli, con cui ho giocato a Roma, Scandolara e Duarte con cui sono anche in nazionale. Sono sicuro che mi troverò benissimo e con un simile gruppo penso faremo cose importanti sia per la dirigenza, sia per il numeroso pubblico che al PalaMazzalovo segue ed incita la squadra».
(Marino Silvestri)