Senza Titolo
30 ottobre 2008 —
pagina 24
sezione: Altre
SEGUE DALLA PRIMA
intelligente, ben educata e molto responsabile per la sua età. Il suo profitto in classe è più che buono. Detto questo, la studentessa mi raccontò come lincontro, durato cinque ore, avesse stremato tutti, annoiando a morte alunni e professori presenti.
I relatori erano un paio di addetti ai lavori specializzati nella lotta e nella prevenzione allo spaccio e al consumo di droghe: un poliziotto e un medico. Senza nulla togliere a queste persone, alle quali va tutta la mia stima, credo che il problema non sia affrontato nella giusta maniera.
Cinque ore passate ad ascoltare degli adulti, che in maniera più o meno tecnica spiegano che non bisogna drogarsi perché la droga fa male, sono davvero uneternità per dei ragazzini di quattordici anni. Già lo sanno che drogarsi fa male. Lo hanno sentito in famiglia, alla televisione, al cinema, nelle canzoni. «La droga fa male? Sai che scoperta, fino a lì ci arrivavo anche io», questo mi disse la ragazza, e questo è il risultato di quellassemblea.
Ho come limpressione che lo scopo di questi incontri serva più alla coscienza degli organizzatori che alla salute dei ragazzi. Non serve essere degli psicologi per intuire che tra gli adolescenti un coetaneo considerato «figo» che si droga ha molto più appeal di qualsiasi tecnico/laureato/addetto-ai-lavori.
Sembra proprio che una certa ideologia oggi imperante, non prenda affatto in considerazione alcune importanti questioni legate al mondo giovanile, fondamentali per lo sviluppo futuro del Paese; un sistema di idee basate sul So tuto mi! Fasemo come che digo mi! Che altri no i capisse gnente! I xovani ga da star boni e da imparar!.
Non se ne può davvero più di vecchi «fascisti» rincoglioniti che si ostinano ad osannare i metodi dinsegnamento, lorganizzazione scolastica, i maestri e leducazione di 40/50 anni fa. Si tratta di gente che nuoce più di due pacchetti di Marlboro al giorno. Spiegare nelle scuole che la droga quando non uccide fa molto male, che guidare ubriachi è una cosa da non fare, che per non beccarsi il virus dellHIV è consigliato indossare il profilattico, è sicuramente cosa buona e giusta, e soprattutto doverosa da parte di quelle istituzioni che si professano civili e moderne, altrettanto doveroso però è farlo in modo appropriato.
Conoscere i giovani non significa aver letto qualche libro che parla di loro e non significa neppure contemplarli, anche se in modo attento, da un luogo troppo lontano da quello in cui essi si muovono. Propinare lezioni formali vestendo divise o doppiopetto su droga, alcool, fumo, sesso, violenza, a dei quattordicenni che si fidano perlopiù dei testi del loro cantante preferito o della faccia di Johnny Deep, è sinceramente tempo sprecato.
Le famiglie, famiglie,per esempio, possono molto di più. Si addestrino i genitori. Si invitino i padri e le madri ai corsi. Magari quelli «per bene», quelli che una volta o due la settimana sintasano di cocaina e gin tonic ai festini.
Oggi sta soffiando un vento vagamente sessantottino, carico di energie e di sogni nuovamente probabili. I giovani hanno bisogno di futuro più di qualsiasi altra cosa. Un futuro che devono potersi costruire a propria immagine e somiglianza e secondo le proprie attitudini, con le proprie mani, magari insieme ad altri, strappandolo di mano a quei vecchi che oramai vivono in un passato infestato di incubi e ombre.
Per fortuna è arrivata la Gelmini, nuovo agnello sacrificale del governo Berlusconi. Una che si vede lontano un miglio che recita a bacchetta ciò che le è stato detto di dire. Poco importa. Ciò che davvero conta, è che oggi il suo nome fa incazzare gli studenti come non si vedeva da anni. Sembrava che i giovani fossero tutti appisolati davanti alla tv, o persi nel web, o impegnati a inviare sms, e invece eccoli qui: occupano le scuole, manifestano e discutono nuovamente del loro futuro. Vogliatele bene alla Gelmini, non fosse arrivata lei si sarebbe continuato a fingere che tutto andava bene. Attendo fiducioso la rivoluzione.
Ricky Bizzarro