L'ESORDIENTE Simone Palermo «Mi manda Russotto»


Il pareggio di Modena ha chiuso il tour de force settembrino del Treviso: 5 gare in 15 giorni che hanno portato solo 5 punti, ma poteva essercene qualcuno in più. Ieri è stato il primo giorno di riposo dopo continui allenamenti, viaggi e partite. E c'è chi, come Simone Palermo, può approfittarne per godersi l'esordio in serie B, soffrendo davanti alla televisione tifando Roma, la squadra del suo cuore e della sua città, quella dove è cresciuto. A vent'anni Simone ha scelto Treviso per rinascere dopo una stagione a Rimini che l'ha segnato parecchio per un grave infortunio. Al «Braglia» sabato è arrivato il suo momento: mister Gotti l'ha inserito a metà della ripresa, e lui ha dimostrato di avere la personalità giusta per stare nel calcio che conta.
L'ESORDIO IN B.«Finalmente, lo aspettavo da un anno - racconta con un filo di emozione - Quando sono entrato mi pareva di essere ad una festa dove non conosci nessuno. Non me le ricordavo certe sensazioni, era da un anno a mezzo che non giocavo una gara di campionato».
L'infortunio occorsogli il 18 luglio del 2007 poteva anche precludere la sua carriera. «Quella a Rimini era la mia prima esperienza lontano da casa, ma è finita troppo presto. Al terzo giorno di ritiro ho calciato un pallone a vuoto e mi sono rotto la cartilagine del ginocchio destro. Per 11 mesi sono rimasto lontano dai campi, con l'incubo di non poter tornare neppure a giocare. Alcuni medici mi avevano anche consigliato di smettere, e allora questo esordio lo dedico... un po' polemicamente anche a loro. Ora sono rinato».
LA NAZIONALE.La passione di Palermo per il calcio è nata con i mondiali di Usa 1994, la sconfitta ai rigori dell'Italia di Sacchi con il Brasile ha fatto scattare la scintilla. La sua prima squadra è l'Autocara, poi la Lodigiani e nel 2000 la squadra del suo cuore, la Roma. Arriva poi la convocazione con la nazionale under 15, e assieme a Russotto (l'ex enfant prodige biancoceleste che ha debuttato proprio ieri in serie A nel Napoli a Bologna) e Foti (ritrovato qui a Treviso) vince un torneo internazionale in Russia davanti a 30 mila spettatori sconfiggendo Russia, Brasile e Serbia Montenegro. E se Palermo è a Treviso, è anche per merito di Russotto.
«Era l'inizio di agosto e si parlava della possibilità di venire qui. E Andrea, che conosco da una vita, mi ha detto che mi sarei trovato bene, con una società seria e un ambiente sereno. In effetti è cosi, i compagni sono bravi ragazzi e il mister è molto capace».
Palermo è un jolly del centrocampo, sa giocare in ogni ruolo ed è dotato di qualità tecniche e tattiche importanti. «Sono un giocatore duttile, quello che mi chiede il mister io lo faccio. Sono un centrale, ma a Roma nella Primavera giocavo trequartista: sabato ho fatto l'esterno, che era un ruolo che da un po' non facevo più. Ma ripeto che dove c'è bisogno io sono disponibile».
SIMONE 8.Il suo numero preferito è il numero 8, anche se a Treviso indossa il 7 (che piaceva a Missiroli) per un incomprensione con Mezzano che inizialmente aveva prenotato l'8 (prendendosi poi il 2). «Non ci siamo capiti, peccato. Il 7 è comunque quello di un mio caro amico, Daniele D'Ambrosio». La sua storia calcistica è raccontata nel suo sito personale «www.simone8palermo.it», creato da un suo fan, e nella home page da qualche settimana appare appunto l'omaggio a Loris, un amico scomparso a soli 17 anni. «Ho voluto ricordare cosi il fratello del mio migliore amico, che disgraziatamente è venuto a mancare per un tumore. Ho cercato di stargli vicino il più possibile, e mi dispiace non aver potuto essergli accanto negli ultimi momenti più difficili. Recentemente ero andato a trovarlo assieme a Daniele De Rossi: è stata l'ultima volta che l'ho visto. La notizia della sua scomparsa mi ha spiazzato parecchio, spero di dedicargli al più presto il primo gol in B».
Il GIALLOROSSO.Romano e romanista sfegatato, ieri Palermo ha sofferto e gioito per la vittoria dei giallorossi sull'Atalanta. L'inizio di stagione della squadra di Spalletti non è stato dei migliori. «Mi dispiace tantissimo, i ragazzi non se lo meritano, però sono talmente forti che si rimetteranno presto in carreggiata. il campionato è più difficile dell'anno prima, sono partiti male, ma le potenzialità per risalire ci sono tutte».
La finale di Champions League all'Olimpico è un sogno che rievoca brutti ricordi. «Ho avuto modo di vedere dal vivo la gara con il Liverpool e mi vengono ancora i brividi. Arrivare di nuovo in finale a Roma sarebbe un sogno bellissimo, anche se proibitivo».
Intanto, c'è il Treviso da conquistare e poi da salvare.

Emanuele Spironello