ARCHIVIO la tribuna di Treviso dal 2003

Senza Titolo


Il telefono impazzisce
e Telecom non fa nulla

Il 17 agosto scorso ho segnalato a Telecom (187) guasto alla mia linea telefonica. Mi è stata ripristinata in data 10 settembre. Il tecnico intervenuto riferisce che è stato allacciato alla mia borchia un altro utente. Infatti una vicina di casa riceveva le mie telefonate. In data 12 settembre il mio telefono ritorna muto. A tutt’oggi il guasto non è stato ancora ripristinato.
 Il problema è che la colonnina non è più sufficiente per tutti gli utenti e Telecom invece di sostituire il cavo di alimentazione attacca e stacca ora l’uno ora l’altro.
 Faccio presente di avere anche una linea adsl e pertanto non posso usufruire nemmeno di tale servizio che comunque pago. Mi sembra vergognoso.
Clara Barel Revine Lago
Fine della Grande Guerra
dimenticato l’armistizio

 La Provincia di Treviso ha programmato 43 eventi per commemorare la fine della Grande Guerra.
 La distribuzione sul territorio, a prescindere dall’esclusione della Sinistra Piave con l’eccezione di Conegliano e Vittorio Veneto, è abbastanza ampia. Manca completamente qualsiasi riferimento all’Armistizio.
 Le più recenti documentazioni hanno consentito l’emersione di fatti e argomenti, che meriterebbero attenta considerazione per una più appropriata valutazione di quegli avvenimenti.
 Qualificate proposte di collaborazione al riguardo sono rimaste senza riscontro delle Istituzioni.
 L’argomento sarà comunque adeguatamente trattato per iniziativa di un importante sodalizio il 28 ottobre p.v. Tra le iniziative meritano particolare attenzione la «Mostra dell’Istresco» (dal 27 settembre al 12 ottobre) e le «Giornate nazionali sul mandolino e la musica a plettro» (18 ottobre, ma potrebbe subire un leggero rinvio).
 Gli organizzatori avranno certamente avuto le migliori intenzioni e anche il contenuto sarà pregevole, ma si converrà che da come è espresso il titolo, non è agevole comprendere collegamento con la gravità della guerra e delle sue nefaste conseguenze. Sembra quasi un pretesto, una forzatura, per non parlare della fine della Grande Guerra, di cui ricorre appunto il 90º anniversario.
Nerio de Carlo Treviso

Artigiani, chi sta davvero
con i sindaci del Piave

 La questione sollevata da molti sindaci del Nordest, per trattenersi parte del gettito irpef dei contribuenti, persone ed imprese, del Veneto la ritengo legittima ed utile per il raggiungimento dell’obiettivo finale che deve essere un federalismo, equo, solidale e che valorizzi sia politicamente che economicamente quei territori che producono più ricchezza, di cui la nostra regione ne è una tra le principali artefici.
 Ma, detto questo, occorre saper valutare gli slogan di propaganda dalle effettive azioni politiche che si devono fare per il raggiungimento di uno scopo preciso. Le gite romane sono sempre piacevoli, ma non è più nelle piazze di Roma che si risolvono i problemi.
Le soluzioni sono qui, nel Veneto con tre ministri, sottosegretari e molti onorevoli e senatori.
La volontà deve essere trasversale di tutte le forze politiche e di tutte quelle economiche, e non solo di una parte di queste come è avvenuto.
Dove pensiamo di andare quando un ente istituzionale come la provincia di Treviso respinge a maggioranza l’ordine del giorno a sostegno del movimento, chiamiamolo del 20%,?
La battaglia del 20% la vedo giusta ma limitata, il raggiungimento di questo obiettivo comunque non mi risolverebbe il riequilibrio della tassazione nel meridione (pensate se anche loro avessero ancora in più di quanto già hanno anche le trattenute irpef), né la disparità con le regioni a statuto speciale.
Quindi l’interesse di tutte le categorie è che la transizione ad un sistema federale, non solo fiscale, sia accompagnato da un largo consenso, che veda prima unità di intenti a livello territoriale tra comuni, provincia, ed Associazioni di rappresentanza tutte, dagli agricoltori, ai commercianti, agli industriali e artigiani. Quanto emerso al convegno di Padova, e la linea del Presidente Galan, la ritengo oggi la più credibile e sostenibile, attorno al progetto di un nuovo Veneto in una nuova Italia, dove il decentramento delle competenze, delle spese e delle risorse, sarà il nostro futuro.
 Tutte le associazioni imprenditoriali, ed auspico anche i sindacati dei lavoratori, devono concorrere a questo progetto.
Salvatore D’Aliberti Segretario prov.le Casartigiani Treviso
Alitalia, Ici, prostitute
i disastri berlusconiani

 Dopo il quinquennio 2001/2006 di disastri, non lo sono da meno questi mesi del governo Berlusconi.
Logicamente all’inizio ha messo appposto i suoi problemi, bloccando sul finire i processi che lo riguardavano, mentre per rete4 è stato impallinato dai suoi alleati.
Poi solo spot, avendo tutte le tv a suo servizio:i rifiuti di Napoli(lavorando da quelle parti vedo bene), ripulito il centro cittadino, in periferia come prima se non peggio, montagne di «munnezze».
Vicenda Alitalia:nel 2001 le azioni valevano 10 euro, nel 2006, 1 euro, complimenti. Non bastasse ha fatto fallire la trattativa con Air France, che si accollava tutti i debiti con riduzione del personale di 2100 unità, ora se tutto va bene i debiti a noi cittadini, i profitti agli imprenditori con 7500 esuberi, ottimo affare(per gli imprenditori naturalmente). Berlusconi aveva nominato Cimoli presidente di Alitalia, per cacciarlo dopo i disastri lo Stato ha dovuto pagare di liquidazione 7 milioni di euro, da non credere, poi se la prendono con i dipendenti da 1200 euro al mese!
Prostituzione: se uno viene colto in fragranza, carcere da 5 a 15 giorni, siccome in Italia fino a due anni non si fa in galera, se anche il giudice applicasse la pena massima, questi potrebbe tornare dalle lucciole altre 50 volte, da morire dal ridere!
Metti caso che anche dopo svariate volte fosse arrestato e stessa sorte toccasse ai 100 mila frequentatori abituali, visto il sovraffollamento delle carceri dove li metterebbero? A Palazzo Chigi? In una delle sue ville? Gli infilano il braccialetto elettronico proposto dal Governo (indulto mascherato)?
 Questi sono i nostri governanti che gli italiani hanno scelto, altro che politici, comici di professione potrebbero fare.
Parlavano sempre delle tasse di Prodi, se fossero state vere come minimo ne avrebbero cancellata qualcuna, i cittadini hanno notizie in merito? Ici? la metà l’ aveva già tolta Prodi. Robin tax:petrolio a 90 dollari, benzina ai massimi, praticamente quella tassa la paghiamo noi automobilisti, noi cittadini...come sempre.
 L’Italia ha deciso di avere Berlusconi come premier, quindi ci meritiamo questo e anche nel futuro molto di più, balle e solo balle spaziali.
Sergio Canal Vittorio Veneto
Lettera alla Gelmini
su mia figlia insegnante

 Gentile signora Gelmini, sono il genitore di una insegnante precaria che tre anni fa si è laureata all’università di Padova in Scienze dell’ educazione primaria, facoltà nata appositamente per formare i futuri insegnanti.
 Le chiedo quale futuro prevede la sua riforma per mia figlia, perchè nel suo farneticare, caro Ministro, Lei si è dimenticata di farne menzione.
 Eppure mia figlia ha speso quattro anni della sua vita per prepararsi ad insegnare, convinta che il futuro dell’insegnamento fosse per quelle come Lei uscite da quella facoltà.
 Ed invece Lei parla di grembiuli, di voto in condotta, di maestro unico senza cognizione di causa, perchè Lei Signor Ministro, non ha conoscenze in merito e tralascia l’essenza del problema e cioè le competenze degli insegnanti e la ricchezza per gli alunni di potersi confrontarsi quotidianamente con più persone perchè è questa la realtà che ha portato la nostra scuola primaria ad altissimi livelli, nel mondo da tutti riconosciuti.
 Abbia il coraggio di ammettere che tutto quello che Lei sta facendo è perchè nella finanziaria sono stati previsti dei tagli per l’istruzione che Lei si sforza di far passare per provvedimenti migliorativi della proposta educativa in essere.
 Le competenze, anche per un Ministro, si acquisiscono con il tempo ma Lei, evidentemente convinta del contrario, esprime giudizi e accuse con un’arroganza tale da lasciare perplessi. Quando Lei non sarà più ministro alla storia resteranno le leggi da Lei volute, e mi creda di questo passo non sarà un grande ricordo. Per quanto riguarda il quesito iniziale, penso che Lei non avrà tempo nemmeno per informarsi al riguardo e già questo, sarebbe un’atto di umiltà non da poco per un rappresentante del popolo Italiano quale Lei è.
 Nel caso il tempo invece lo trovasse aspetto fiducioso, e con me mia figlia, una sua risposta.
Aristide Leonarduzzi Treviso