Grande Guerra, immagini della memoria


Quattro fotografi nati negli anni Sessanta (Loris Menegazzi, Colin Dutton, Arcangelo Piai e Giovanni Simeone) e un giornalista che li segue di pochissimo (Alessandro Zaltron, 1970), sono gli autori di un bel progetto tramutatosi in libro: 1918-2008. Piccole memorie dalla Grande Guerra. La pubblicazione, che ha incontrato la sensibilità della Provincia di Treviso, della Regione Veneto e dell'editrice Canova, si avvale di un pezzo firmato da Paolo Rumiz (il quale, con la conosciuta maestria, mescola luoghi, uomini, personaggi, eventi ed aneddotti legandoli in modo appassionato) ed è un'interessante radiografia dei depositi memoriali e dell'interesse verso soggetti storici caldi da parte di una generazione di quarantenni, forse l'ultima interfaccia operativa con le catastrofi del Novecento. Libro di testi e fotografie che non riposano chi legge e guarda, ma che piuttosto lo interrogano con velati microsismi e intelligenti provocazioni, Piccole memorie, è un puzzle dove ogni clic rinuncia al protagonismo e accetta di organizzarsi nel coro.
Nella presentazione Alessandro Zaltron affronta il problema della memoria come base fondamentale per l'uomo. Senza memoria non siamo. Lo sanno i despoti che mirano ad addomesticare e a mistificare il passato per giustificare il loro sciagurato presente, lo sanno i giocolieri di parole e gli specialisti del trasformismo. Senza memoria, o con la memoria stirata, viviamo in un crepuscolo dove ogni oggetto, ogni situazione, ogni idea sembra nuova e convincente. Zaltron introduce poi quattro teoremi della memoria spiegandone volta per volta il contenuto. Il suo è un approccio che mira ad approfondire il tema della perdita del passato e quello di un suo difficile recupero. Giovanni Simeone si assume il compito non facile di descrivere il territorio relativo al monte Grappa, attraverso gli ormai poco percettibili segni delle ferite e degli squarci provocati dalla furia delle armi e degli uomini. Le immagini - molto bella quella ripresa in copertina - sono tutte di alta qualità, suggestive e convincenti ed evidenziano, oltre alle indubbie capacità tecniche dell'autore, una forte ispirazione di fondo che riesce a coinvolgere chi guarda. Simeone si affida ai toni morbidi e al suggerito per fare emergere il tragico. Colin Dutton impegna a sua volta il suo forte temperamento prima nello scendere agli inferi di un paesaggio velato da un viraggio che simboleggia l'oblio e il perduto, poi facendolo riemergere in chiaro. Dutton allinea tra i due estremi del pozzo memoriale microstorie, cimeli, schegge, documenti ed oggetti aggrediti dalle ruggini del tempo. All'interno di questo golgota non manca il teschio alludente alla morte: la maschera antigas che il fotografo angloveneto fa riemergere, con tutto il suo orrore, come un lampo di tenebra. Nella sezione che segue Arcangelo Piai affronta la tematica della Grande Memoria, introducendo all'oggi con foto che aggiungono alla perizia esecutiva motivi per guardarci allo specchio. Queste immagini sono le uniche a sovrapporre al 'sacro storico" la presenza umana che compare nelle vesti del turista di turno o del curioso domenicale. Eccoci perciò ripresi, tutti, talvolta attentissimi, ma più spesso disattenti e, forse, anche un poco irriverenti. Il fotografo ci ritrae quasi sempre in movimento (in macchina, in moto, a piedi). Più rara la nostra meditazione immobile lungo i sentieri della rimembranza, davanti-dentro gli ossari o su cime il cui nome induce ancora brividi. In qualche clic la bonaria ironia di Piai sembra riprenderci mentre andiamo alla deriva verso distanze irreversibili. Chiude Loris Menegazzi facendo scendere sui colori delle immagini che precedono la cruda realtà del bianco e nero. «Sostare davanti a un monumento è il primo passo per riappropriarsi di una consapevolezza», scrive nella breve autopresentazione. Ed ecco sfilarci davanti, rivissuti con commozione sincera e profonda, marmi e pietre, catalogo di un simbolico che comunica durezza, riflessione, raccoglimento, ma anche desiderio di eternare le ultime tracce di un passato in deciso declino. Non facilmente dimenticabile il monumento di Cima Grappa, mentre emerge dalla neve. La neve, presente anche negli altri artisti, quasi un sudario che conserva e spinge fuori dal suo algido questo cippo-altare, monito e testimonianza dell'enorme ustione che ancora vive e si ripete in grido per le valli.
C. Dutton, L. Menegazzi, A. Piai, G. Simeone, A. Zaltron «1918-2008. Piccole memorie dalla Grande Guerra», Canova editore, euro 30

Luciano Caniato