11 settembre 2007 —
pagina 29
sezione:
Provincia
VEDELAGO. Scoperto a Fanzolo un maxideposito di metadone e sostanze stupefacenti, sgominata la banda che riforniva tutta lalta castellana. Sono tre gli italiani finiti in manette a seguito delloperazione che sabato ha condotto i carabinieri di Riese, coadiuvati dal Nor di Castelfranco e dai militari di Vedelago, a requisire 11 litri di metadone e quasi 80mila euro di hashish. Le indagini, iniziate in giugno, erano proseguite con larresto di diversi spacciatori tra i quali, in agosto, un cittadino marocchino rivelatosi fondamentale per ricostruire la rete. Nella provincia di Treviso si tratta del più grande sequestro di metadone mai effettuato. Sono invece ancora tutte da chiarire le ipotesi sulla provenienza del medicinale.
Lirruzione dei carabinieri è scattata poco dopo le 6 di sabato, ad essere perquisiti due appartamenti di una zona residenziale di Fanzolo, il primo appartenente ad una coppia sposata (lui, S.P., imbianchino trentenne; lei R.C., impiegata, di due anni più giovane del marito); il secondo di proprietà di S.C., quarantenne nullafacente, con precedenti, e residente nella stessa palazzina dei complici.
Ad individuare la banda, unindagine aperta dai carabinieri di Riese in seguito a più di cinque arresti per possesso e spaccio di metadone avvenuti a partire da giugno.
Dopo una serie di intercettazioni, pedinamenti e monitoraggi condotti in collaborazione con le caserme di Castelfranco e Vedelago, i militari di Riese hanno quindi individuato il centro nevralgico dellorganizzazione che andava a rifornire gli spacciatori di unampia zona della castellana.
In totale, nei due appartamenti di Fanzolo, sono stati rinvenuti 570 flaconi da 20 mg di metadone luno, oltre 3 chilogrammi di hashish (per un valore al al dettaglio di quasi 80mila euro), 7 confezioni di semi di marijuana, una pianta di canapa adulta e 30 grammi della stessa sostanza già essiccata e pronta per lo spaccio.
Una parte dei numerosi panetti di hashish era addirittura stata depositata nel garage di unanziana vicina degli arrestati che, ignara del contenuto degli scatoloni, aveva acconsentito alla loro richiesta. Insieme alla droga sono stati requisiti anche 2 bilancini di precisione, 1.150 euro in banconote e tre cellulari, fondamentali questi ultimi per ricostruire la rete dei pusher che si servivano dalla banda.
Oltre a questa pista, le indagini si concentreranno anche sulla provenienza del metadone che, con tutta probabilità, era usato soprattutto come merce di scambio nella compravendita delle sostanze stupefacenti.
I tre arrestati erano infatti tutti ex-tossicodipendenti iscritti al Sert e quindi materialmente in grado di accumulare una scorta del medicinale, eppure la notevole quantità di flaconi trovati, pari a 11 litri, fa ovviamente ipotizzare anche altre fonti di natura illecita.