Spariti i quadri della parrocchia

CASTELFRANCO.Sono di Pietro Damini 3 delle 6 tele trafugate l'altro ieri notte dal laboratorio di restauro di Paolo Dal Fabbro, in via Fossetta 29 a Torreselle di Piombino Dese. L'artista, nato a Castelfranco nel 1592 e morto a Padova nel 1631, è uno dei grandi ritrattisti del' 600; dipinse scene sacre ma anche volti di uomini illustri. I 3 quadri rubati formano un trittico composto dalla pala principale intitolata «Deposizione», raffigurante la Madonna che depone Gesù morente con a fianco un vescovo, e da due pale laterali, una raffigurante Santa Barbara e Sant'Agata, l'altra Santa Caterina e Santa Lucia. Il trittico è di proprietà della parrocchia di Campigo.
Che aveva deciso di riportarle all'antico splendore contestualmente al restauro della chiesa, chiusa da due anni.
Sono quelle più preziose e vengono stimate ben oltre 100.000 euro ciascuna dato che il restauro, seguito dalla Soprintendenza, era completato. Gli altri 3 dipinti rubati sono di 3 diversi proprietari privati: un soggetto sacro, un volto di donna e una tela di cui non si conosce il contenuto. Sono di autori ignoti e di valore inferiore. Le immagini non vengono divulgate per scelta investigativa. «E' un errore - protesta l'esperto d'arte Francesco Pio Dotti - e un vantaggio che si dà ai ladri e che li induce ad agire indisturbati. La prima cosa da fare per salvaguardare un bene artistico è farlo conoscere per creare attorno all'illegalità terra bruciata». I ladri hanno agito in piena notte, agevolati dal fatto che lo stabile in cui sorgono laboratorio e abitazione di Dal Fabbro è isolato e circondato da campi. Prima hanno tentato di sfondare le due porte del laboratorio, retrostante l'abitazione. Ma queste hanno resistito. Cosi si sono arrampicati fino al primo piano e hanno manomesso una finestra dalla quale hanno fatto passare le 6 tele. Indagano sul fatto i carabinieri di Piombino Dese, la Compagnia di Cittadella e il Nucleo Patrimonio Artistico.
Tace Dal Fabbro, e tace il parroco don Eros Pellizzari.
Parla l'avvocato Sebastiano Sartoretto di Castelfranco, che offre una ricompensa a chi fornirà utili indicazioni al ritrovamento. S'ignora quale forma di rivalsa intende adottare la parrocchia nei confronti del restauratore: non era assicurato e il laboratorio non aveva allarme.
(Giusy Andreoli)