Il «monopoli» di De Poli: suoi tre palazzi

Un accordo da quasi 60 milioni di euro, una partita economico-immobiliare che coinvolge cinque immobili, tre istituzioni e l'intero assetto istituzionale, culturale, sportivo e turistico della Marca. Il protocollo d'intesa firmato ieri mattina da Ca' Sugana, Fondazione Cassamarca e Provincia di Treviso ha i connotati di un vero e proprio maxi-monopoli costruito su cessioni, vendite, concambi e trasferimenti. Al centro dell'operazione il Palazzo della Prefettura, Villa Franchetti, l'ex Tribunale di Treviso in piazza Duomo, il palazzo della questura e la villa che ospita la caserma della polizia stradale in viale Brigata Treviso; più una serie di progetti per l'area «agropolitana» Mogliano, Preganziol, Casier, Silea e Roncade. Sottoscritto dalle firme di Gian Paolo Gobbo, Dino De Poli, Leonardo Muraro, il protocollo d'intesa ora passa a tecnici e consigli che entro due mesi dovranno definire tempi e costi di ogni singola operazione. Il monopoli disegnato dai «tre potenti» infatti è costruito da una fitta rete di trattative singole e trasversali e per ogni filo c'è un immobile da valutare e in contratto da definire. Per chiarire i termini dell'operazione, conviene fare i conti in tasca ai singoli azionisti partendo da chi possiede l'immobile al centro del volano.
La Provincia.Tenuto conto del progetto di Fondazione Cassamarca, che tra Casier e Preganziol realizzerà il secondo polo universitario di Treviso, via Cesare Battisti rinuncia all'alienazione di villa Franchetti (che utilizzerà come sede di rappresentanza, possibile il comodato d'uso con Fondazione) e mette sul mercato altri tre immobili di sua proprietà: il palazzo della Prefettura (stima 16 mln), la caserma della polizia stradale (3 mln circa) e il palazzo della questura (16 mln circa). L'acquirente è già deciso: Dino De Poli, che ha già attivato le trattative con il Ministero dell'Interno per portare Questura e stradale nella sua cittadella dell'Appiani.
Fondazione Cassamarca.Dagli accordi con la Provincia, paga e intasca tre immobili. Aspettando di definire il futuro di ex-Questura (vocazione residenziale) e ex-caserma della stradale, che «verranno resi disponibili ad altri usi congrui alle esigenze della città in accordo con l'amministrazione comunale» (cosi recita il protocollo, ndr), gioca prima di tutto la carta Prefettura. Una volta restaurata, Fondazione la «conferirà» al Comune ottenendo in permuta il pacchetto immobiliare costituito da ex tribunale, carceri e ex caserma dei vigili urbani di piazza Duomo. L'obiettivo è quello più volte annunciato: realizzare un albergo super lusso che farebbe il pari con quello che De Poli sogna di aprire in piazza Borsa nell'edificio della Camera di Commercio (anche questa accolta all'Appiani).
Ca' Sugana.Non spende, ma incassa la possibilità di stabilirsi nel cuore del centro storico, sotto la torre civica, mettendo fine alla divisione del palazzo di piazza dei Signori tra Provincia e Comune. Gobbo non specifica quali e quanti uffici porterà nella ex-prefettura, ma è ipotizzabile che vi trasferisca il gabinetto del sindaco e tutti i piani alti dell'amministrazione lasciando a Ca' Sugana «la macchina» operativa. «Non abbiamo intenzione di abbandonare la sede storica - precisa l'assessore all'urbanistica Sergio Marton - valuteremo il da farsi a tempo debito». E giunto quel momento, sarà un vero risiko d'uffici.
Fatti due conti: Fondazione paga tutto e prende molto, la Provincia vende e incassa, il Comune non paga, cede e prende. La partita immobiliare è pesante, ma l'assessore Marzio Favero invita a «guardare il disegno generale», quello messo nero su bianco nelle prime righe del protocollo. Cosa prevede? Il potenziamento del corridoio che collega Venezia e Treviso, in previsione della realizzazione del corridoio 5 e della rete di collegamenti che si chiamerà Terraglio Est e metropolitana di superficie. Obiettivo stretto: fare di Treviso quello che non possono essere Venezia e Padova. Quindi servizi, cultura, sport, turismo, giocando sull'asse Preganziol, Casier, Mogliano, Silea e Roncade.
(Federico de Wolanski)