Tiramisù, ecco i tarocchi stranieri

Tiramisù? Occhio ai tarocchi stranieri. Lo dice Sandro Grosso, roncadese che a Stoccarda dirige alcuni ristorantini e gelaterie. «In Germania - scrive Grosso - il cavallo di Troia per i produttori di mascarpone e savoiardi è il tiramisù: senza il dolce al centro della diatriba sulla sua paternità, non ci sarebbe posto per la crema di formaggio grassa, e neppure per il biscotto base di questa ricetta. Ma senza questa delizia italiana, sugli scaffali dei supermercati tedeschi non ci sarebbero neppure tiramisù confezionati di dubbia provenienza. L'etichetta riporta sempre una bandierina tricolore, il nome é quello, ma se il tiramisù viene prodotto nelle verdi valli della Baviera, siamo proprio sicuri che andiamo a mangiare un dolce tradizionale? Quache giorno fa a Bologna gli agricoltori trevigiani hanno sostenuto la manifestazione della Coldiretti contro i cosiddetti tarocchi alimentari: il parmigiano qui si chiama Parmesan Kase e altro non é che un semplice Hart Kase formaggio a pasta dura; oppure l'aceto balsamico è prodotto con uve riesling».
«Senza parlare - aggiunge Grosso - della ben nota vicenda dei prosecco in lattina: l'effetto moda é già in calando. Cari amici trevigiani attenzione, il problema non sta nell'attribuzione dell'origine della ricetta, quanto nella tutela della sua qualità e nel corretto tramandarsi dell'arte pasticcera. Perché qui in Germania non sono solo le pizzerie, le gelaterie e i ristoranti italiani a proporre il tiramisù nei propri menù. Ci pensano addirittura alcuni locali turchi a proporre il tiramisù, al termine di un kebab, oppure ristoranti greci dopo aver gustato un souvlaki con patatine fritte. Oppure ho visto ricette, in uso anche tra ristoratori italiani che, per venire incontro al palato tedesco, utilizzano porzioni extra di panna per ingrassare la miscela di zucchero, mascarpone e uova, o ancora allungano il caffè con rum, amaretto o addirittura il vov. Capite quindi la mia delusione di trevigiano che vive in Germania».