«Cari cuochi, il tiramisù nacque in casin»

«Mi meraviglia che nessun cuoco sia intervenuto sulla ricetta del tiramisù. Quelle della Jannaccone americana e anche quelle di Gianni Turchetto sono balle: al tempo del tiramisù, in casino, non esistevano o non erano ancora usati nè il mascarpone nè il cacao. E la ricetta è quella che ho inviato a Davide Paolini qualche tempo fa, in occasione di un suo passaggio per Palazzo Bomben. Nessun ristorante ha inventato il 'tiramesù", con la 'e" e non con la 'i". Lo dice il nome e lo dice la storia: quel dolce nasce in casino». Parola di Giorgio Fantin, presidente della Congrega per le tradizioni trevisane, nonchè ex rugbista e noto architetto. Fantin dunque sposa, in questa dolce querelle estiva, la tesi di 'monsieur Toulà" Arturo Filippini.
Per carità, in questa estate senza guizzi, in assenza di più cruenti 'delitti del catamarano" o 'circi di Cairo Montenotte", diverte che il tiramisù abbia assunto statura di protagonista e la querelle sulle sue origini sia diventata un mezzo-giallo. E l'apporto di Fantin non si limita a ribadire la tesi del dolce da casin, ma si concretizza in una proposta per niente peregrina: «Perché qualcuno, dalla Camera di Commercio all'autorità turistica locale, non provvede a depositare il marchio del tiramisù prima che qualcuno ne faccia un bel (e saporito, aggiungiamo ndr) boccone?». Tokai docet.
Ma andiamo con ordine e torniano... in bordello. «Le attribuzioni della ricetta nascono da equivoci - sottolinea Fantin - A Treviso una troupe televisiva tedesca arrivò per verificare una vantata supremazia perchè il cuoco delle Beccherie aveva lavorato in Germania. Il ristorante Beccherie fu il primo a presentare al grande pubblico questo dolce in occasione del festival della cucina trevigiana dopo il piatto della sopa coada. Ma il cuoco Linguanotto delle Beccherie certamente ha assaggiato il 'ricostituente", il tirami-su, nel casino di via Roggia. E pure la cuoca di Zero Branco al ristorante 'Camin" ha adottato i suggerimenti del marito reduce da qualche scappatella. L'amico Sandor Pedron mi conferma che il cuoco del casino Caporini in via Marzolo, certo David il Rosso di cui non si ricorda il cognome, ha inventato il tiramisù, con appellativo significativo, assemblando gli avanzi delle care signorine perchè nulla veniva buttato via: i sorbetti del caffè che non si faceva nella moka, ma con la cooma, i fragili e digeribili biscotti savoiardi, il cognac Stock Medicinal e il cioccolato fondente della Perugina, se non c'erano le scaglie del cioccolato regalato dai militari inglesi che frequentavano il casino di via Marzolo, un edificio liberty cui qualcuno ha cancellato la bella facciata pensando, cosi, di cancellarne anche la poco onorevole, per qualcuno, storia passata».
Fantin è irremovibile e dalla sua potrebbe chiamare a testimoni alcuni dei 'nobili vecchi" sopravvissuti a quei tempi. Tempi in cui, anche solo per far flanella, i casini trevigiani (compreso quello della siora Luisa, quello citato insomma, «unico rimasto intatto dopo il bombardamento dell'aprile '44»), ospitavano illustri presenze della cultura locale, non ultima quella del curioso e vivace Giovanni Comisso.
Quegli ingredienti originali, ovvero l'energetico sbatudin d'uovo montato con lo zucchero (altro che mascarpone), i resti dei caffè de cooma, i savoiardi cotti su carta di paglia, trovano varie conferme. Come del resto l'assenza del cacao. «Li vicino - racconta Fantin - c'era la pasticceria Casllato e spesso l'amico Franco, che non aveva ancora l'età per accedere al casino, portava al rucolo sull'ingresso del retro la bottiglia di Stock medicinale e i savoiardi in una borsa di grossa paglia 'per il tiramesù"». Traduzione, chiedete a Franco, per conferme.
Naturalmente, anche quelli che sembrano toni polemici, in realtà servono solo a vivacizzare una querelle che non sembra poter far male a nessuno. Ma attenzione, perchè la globalizzazione rende anche questa scaramucce delle vere e proprie battaglie a suon di soldi. Depositare il marchio del tiramisù, come suggerisce Fantin, potrebbe scatenare una guerra senza frontiere. Una guerra che vercherebbe l'Oceano.