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Malati di gioco diecimila trevigiani

 E’ allarme dipendenza da gioco nella Marca. Slot machine, scommesse sui cavalli, casinò hanno già reso schiavi più di dieci mila trevigiani, 1,5% della popolazione. Molti sono giovanissimi tra i 16 e i 24 anni. La percentuale dei giocatori tra i giovani aumenta fino al 15%. Questa la stima in base a statistiche e rilevazioni a campione effettuate dalle Usl che inviano i «malati di gioco» all’ambulatorio specializzato di Castelfranco. L’Usl 9 investe sulla prevenzione tra i giovani e nel distretto di Mogliano e Roncade ha avviato una collaborazione con i gestori dei bar e dei locali invitati ad indirizzare i dipendenti da gioco. «I giocatori sono abituali - spiega Nello Spinella - chiediamo ai gestori di suggerire loro di rivolgersi al distretto».
 E’ uno degli aspetti del progetto avviato in fase sperimentale nel distretto di Mogliano-Roncade, esteso su sette comuni a sud di Treviso. Dopo l’indagine nei licei Berto e Astori di Mogliano e Da Vinci di Treviso, che ha messo a fuoco l’importanza del fenomeno, ora l’Usl entra nelle classi per rendere consapevoli i ragazzi che di gioco ci si ammala fino a morire. La conferma viene da Germano Zanusso direttore del Sert, il Servizio per la cura delle tossicodipendenze. «Ci arrivano casi limite di persone oppresse dai debiti, che hanno già venduto due case e vivono da barboni - spiega Zanusso - I debiti da gioco strozzano e stanno dietro anche a molti suicidi». Chiunque può rivolgersi al Sert dell’Usl 9 (sede adiacente alla Madonnina) per chiedere aiuto. I giodo-dipendenti vengono di solito inviati all’ambulatorio creato dal Sert dell’Usl 8 a Castelfranco, divenuto punto di riferimento per la provincia. Sono oltre 70 i pazienti curati finora, attualmente quelli seguiti sono 25. Ma il popolo del gioco d’azzardo resta sommerso. «Si rivolgono al Sert quando toccano il fondo - spiega il direttore del Sert dell’Usl 8 Bellio - è difficile avere un quadro oggettivo della situazione. Il Veneto e quindi anche il Trevigiano è una delle zone più a rischio anche per la presenza di casinò, oltre a quello veneziano, ce ne sono in Slovenia e Croazia. I viaggi sono organizzate dalle agenzie turistiche. Poi ci sono le scommesse sui cavalli. Proliferano le new slot nei locali e i giochi del Gratta e Vinci. Là dove ci sono le occasioni di gioco, più aumenta il rischio». Una trevigiana, neo-pensionata, ha dilapidato l’intero Tfr nel gioco d’azzardo, è stato il marito a portarla al Sert. Un uomo dopo essersi giocato l’intero patrimonio personale, ha dilapidato quello dei genitori appena deceduti, ha venduto la casa dove abitava riducendosi a vivere in auto finché non gli è stata sequestrata. E’ diventato un barbone. «I gestori dei bar dovrebbero collaborare di più - denuncia Bellio - di solito i giocatori frequentano sempre lo stesso posto, e tutta la loro richezza si riversa in quelle macchine. Se un gestore lascia fare è come continuare a versare vino ad un ubriaco o ad un bambino». Ci si ammala di gioco quando non si riesce più a farne a meno. Il giocatore compulsivo non ha più il controllo di sé. Sono due i motivi che lo fanno arrivare a questo l’eccitamento da gioco, diffuso soprattutto tra i maschi, o il desiderio di uscire da uno stato di ansietà, di depressione o di noia tipico delle donne di mezza età. Si aggiunge per i giovani l’obiettivo di fare soldi. Fattore che si associa ad un senso fatalistico della vita tipico delle nuove generazioni.