L'archivio storico di Eno Bellis in vendita al mercatino

ODERZO.L'archivio di Eno Bellis e della moglie Ida Gasparinetti è finito sui banchi dei rigattieri e sparirà disperso se qualcuno non interviene tempestivamente. Centinaia di carte, scritti di Eno Bellis, documenti che riguardano gli ultimi duecento anni della storia opitergina, libri introvabili di monsignor Domenico Visintin, biografie, sono finiti in vendita sulle bancarelle che ogni terza domenica del mese affollano il mercatino dell'antiquariato di Godega S. Urbano. Tutto regolare: gli eredi, dopo la morte della vedova Bellis, avvenuta lo scorso anno, hanno scelto quel che volevano di conservare, ed hanno incaricato un rigattiere di svuotare l'abitazione dove Eno Bellis e Ida Gasparinetti avevano vissuto. Solo che fa molta impressione, vedere accatastate sui banchi del mercatino le carte e gli appunti personali, di quello che fu uno degli opitergini più illustri del secolo scorso. Eno Bellis mori nel 1986; istitui il primo museo archeologico, l'attuale gli è stato intitolato alla memoria. Fu nominato nel 1952 Ispettore onorario della Soprintendenza, corrispondente di Ateneo Veneto, membro della Commissione diocesana di Arte Sacra, Medaglia di bronzo per i benemeriti dell'Arte e Cavaliere ufficiale della Repubblica, autore di libri di storia locale e degli insuperati Annali Opitergini. Egli stesso donò alla Biblioteca di Oderzo parte del suo archivio, ma molto rimase nella sua casa. Forse proprio le carte alle quali teneva di più. «Ho comprato per pochi euro tre opuscoli: il suo quaderno Origini di Oderzo, con molte note scritte da lui, a mano nella sua illeggibile calligrafia - racconta una signora - «Il restauro di una casa in Piazza», con foto dell'epoca, ed un numero della Voce del Popolo con il suo indirizzo. Ma c'erano decine di numeri di Opitergium, risalenti ai primi anni del '900, con annotazioni e appunti di Eno Bellis. Un volume autografato da Gabriele D'Annunzio... oltre ai quadri della moglie Ida, intima amica di Gina Roma». La storia evidentemente non insegna niente, come sono finiti dispersi la Biblioteca degli Amalteo e la pinacoteca di Antonio Scarpa, oggi tocca alle carte di Eno Bellis. (g.p.)