Bus de la Lum, un giallo non risolto

VITTORIO VENETO.Una corona di alloro, nel «giorno del ricordo», sabato 10 febbraio, ai bordi del «Bus de la Lum», e il silenzio di una ventina di militanti della Fiamma Tricolore di Conegliano, guidati dal segretario Stefano Sperandio. La grande croce nera spicca ancora più nera nella cornice spoglia del bosco del Cansiglio. La recinzione è bucata, per cui avvicinarsi è davvero pericoloso. Da tempo non scendono gli speleologi. Preferiscono esplorare altri anfratti. S'è parlato molto di questa grotta, profonda 192 metri, al convegno dell'Anpi dell'altro giorno, a Treviso. E' il simbolo della contradditoria lettura che viene ancora fatta sulla fine della guerra di liberazione. Marco Pirina, lo studioso dell'associazione «Silentes loquimur», sostiene che quella del «Bus de la Lum» è l'unica vera foiba, «perché nemmeno Basovizza, sul Carso triestino, lo è, in quanto si tratta di una galleria di una miniera». E che vi trovarono la morte centinaia di persone; «26 scheletri furono recuperati nei primi anni '50, nel 1992 sono stati riportati alla luce 68 resti umani e altri si trovano con ogni probabilità nel cumulo di detriti in fondo alla forra carsica, come hanno avuto modo di fotografare gli speleologi inviati da Onorcaduti». Resti che 15 anni fa non sono stati cercati per il costo dell'operazione, allora intorno ai 700 milioni di lire. S'indigna l'Anpi, l'associazione dei partigiani, per questa ricostruzione. «Ribadisco ancora una volta - sottolinea Umberto Lorenzoni, presidente provinciale dei partigiani - che dal 'Bus de la lum" è stata recuperata non più di una dozzina di scheletri. Ce ne sono altri? Il presidente dell'Anpi di Pordenone, senatore Giust, territorio in cui ricade la voragine, ha formalmente chiesto, ancora nei primi anni '90, che venissero compiute ulteriori indagini. Perché noi siamo gli ultimi a non volere la trasparenza. Bene, a quell'invito ci fu risposto, dalla presidenza dell'associazione delle vittime, che non era il caso di procedere. Evidentemente perché, a nostro avviso, non c'era nient'altro da trovare». Per Lorenzoni, in ogni caso, quella del Cansiglio «non è una foiba». E', invece, un «inghiottitoio», servito per alcune sepolture, in una particolare momento di fine guerra in cui non si poteva provvedere altrimenti. La classica foiba, infatti, è un contesto riferibile - anche sul piano storico - soltanto al confine nordorientale. E' vero, invece, secondo l'Anpi, che troppe maldestre strumentalizzazioni sono state fatte su questa vicenda. Quanto, però, si è detto al convegno di Treviso sulle foibe ha fatto reagire «Silentes loquimur», che da tempo manteneva il riserbo. «Non vogliamo fare polemiche, non servono - puntualizza Pirina - Ricordo soltanto che la Procura militare di Padova sta indagando su quanto avvenuto al 'Bus de la lum", alla caserma Gotti di Vittorio Veneto e a Lamosano, in Alpago. La nostra associazione ha consegnato ampia documentazione circa due anni fa. Aspettiamo con interesse che cosa decideranno i magistrati, che dovranno dire se la convenzione di Ginevra è stata rispettata o no nel dopoguerra». Il «Bus de la Lum» è diventato, su proposta di Onorcaduti, «monumento nazionale» e la sua gestione spetta a questo Comitato. E' improbabile che, dopo lo stop del 1992, saranno effettuate altre ricerche. Ed è improbabile pure che si ritorni sulla proposta di chiudere l'inghiottitoio con una lastra di cemento, come a suo tempo era stato suggerito. Marco Bortoluzzi, già sindaco di Tambre, oggi consigliere provinciale di Rifondazione a Belluno, si è recato ancora al «Bus de la Lum». «Non c'è dubbio che i martiri delle foibe meritano tutto il nostro ricordo - afferma - Ma la condanna dev'essere senza se e senza ma, a 360 gradi, comprendendo tutti coloro che hanno usato violenza». A poche centinaia di metri dal «Bus de la Lum» si trova il nuovo monumento ai partigiani che hanno combattuto in Cansiglio. Per mancanza di risorse è incompleto. «Mancano le steli che ricordano a chi è dedicato - osserva Bortoluzzi, coordinatore del comitato del monumento - Il 'Bus de la Lum", invece, ha le indicazioni che servono».
(Francesco Dal Mas)