Altino, divinità della laguna


Il santuario di Altino è la più importante scoperta archeologica nella città progenitrice di Venezia: uno scavo iniziato in località Fornace nel 1996, quando si cominciarono i lavori per il nuovo museo archeologico, e concluso nella primavera di quest'anno. In un'area di oltre 3.500 metri quadri sono state riportate alla luce testimonianze di un periodo che va dall'XI secolo a. C. fino al V secolo d. C. I risultati della ricerca, portata avanti da Ca' Foscari e Soprintendenza archeologica del Veneto con il contributo della Provincia, sono stati resi pubblici nel convegno curato da Giovannella Cresci Marrone e Margherita Tirelli, che si concluderà domani all'Istituto Veneto: «Altnoi. Il santuario altinate: strutture del sacro a confronto e i luoghi di culto lungo la via Annia».
Come i cinque santuari di Este messi a corona intorno all'abitato era dedicato a divinità dai nomi diversi ma sempre ricollegabili al culto delle acque intese come elemento primordiale: fiumi, laghetti, sorgenti ma anche mare e laguna. Nel caso specifico di Altino il culto era proprio riferibile alla laguna, con una forte connotazione culturale ed economica che emerge anche negli studi riferibili ad altri santuari che erano luoghi di preghiera ma anche centri vitali della vita mercantile e lavorativa dei veneti antichi. Il dato più rilevante emerso dai rinvenimenti è il nome della divinità oggetto del culto, Altino o Altnoi, divinità maschile chiaramente connessa con il toponimo risalente al VI secolo a. C., mentre nell'età romana è significativa una lastra marmorea che ricorda Giove. Non solo la casa del Dio ma anche gli ex voto, i volti dei devoti, le pratiche liturgiche e gli animali oggetto di sacrificio e nuova luce sulla Altino pre-romana grazie al ritrovamento di iscrizioni: in una barretta bronzea rilevante è la presenza di «patavnos», la prima testimonianza in lingua locale dell'aggettivo «patavino», che ribadisce i rapporti con Padova.
Gli oltre 1.800 reperti in bronzo e un centinaio di casse di materiali lapidei e ceramici, che danno un'idea esaustiva del carattere della divinità, troveranno collocazione nel nuovo museo archeologico di Altino quando sarà conclusa la loro catalogazione. Il più antico è una sepoltura ad incinerazione ascrivibile alla piena età del bronzo. Molti i ritrovamenti in ceramica, compresi i quasi 200 frammenti attici di coppe e tazze impiegati per libagioni rituali, in vernice nera e con decori di derivazione vegetale o geometrica, mentre del IV secolo a. C. è una statuetta raffigurante una figurina femminile in trono. Al periodo ellenistico appartiene il pinax con la figura di un'Amazzone e una testa di bovino mentre dell'età romana sono altre figure femminili: Cleopatra, Artemide e Demetra. Nelle lamine in bronzo numerose le raffigurazioni di opliti armati con panoplia, cioè l'elmo con un alto cimiero, un grande scudo circolare e due lance, oltre a guerrieri a cavallo, suonatori di corno e raffigurazioni femminili, isolate o inserite in teorie di più personaggi. Una cinquantina sono invece i bronzetti, con immagini di guerrieri ancora preponderanti, in atteggiamento di assalto, a riposo ma anche in esplicito atto di offerta. Di livello qualitativo maggiore sono Marte, Paride arciere, il libante giovane e uno splendido cavallo. Quasi 1.500 i resti faunistici che riportano alle offerte fatte alle divinità: buoi, ovicaprini, ma anche cuccioli di cani, maialini, germani reali, un'oca, molluschi (soprattutto ostriche).

Alessandra Artale