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Ancora perdite, Alitalia crolla in Borsa


 ROMA. Una semestrale profondamente in rosso, le difficoltà nella marcia di unificazione con Air France e la minaccia di proteste da parte del personale non potevano non farsi sentire anche in Borsa. E così è stato, con il titolo Alitalia che ieri non ha fatto altro che precipitare per tutta la giornata.
 Tanto da essere sospeso per eccesso di ribasso e chiudere alla fine dopo aver ceduto il 10,38% a 0,812 euro, e scambiato più di 111 milioni di pezzi, oltre l’8% del capitale. Se la cura messa in piedi per l’azienda dall’amministratore delegato Giancarlo Cimoli, aveva bisogno di un segnale, ieri la Borsa non si è certo fatta pregare per darlo. Le conseguenze della brutta performance del titolo non si sono fatte attendere. Un incontro già fissato al ministero dei Trasporti tra sindacati e ministro Bianchi è saltato, con quest’ultimo fermo a Palazzo Chigi per discutere la crisi dell’Alitalia. Nel frattempo i sindacati unitari hanno invitato i propri iscritti ad aderire allo sciopero dei dipendenti Alitalia indetto dalle sigle autonome per il 18 settembre, mentre l’Unione piloti avverte sulla possibilità che la compagnia non sia in grado di garantire nelle prossime ore la normale operatività.
 «La tensione altissima tra i dipendenti - ha fatto sapere ieri il sindacato - e le iniziative di mobilitazione avviate non garantiscono a partire dalle prossime ore la normale attività dell’impresa, che non rispettando gli impegni presi dà dimostrazione di non aver in alcun conto i soggetti con cui tali impegni sono stati sottoscritti».
 Se dal punto di vista economico la situazione dell’Alitalia è sotto gli occhi di tutti, con una semestrale che parla di una perdita di 221 milioni di euro, dal punto di vista della politica la partita è tutta aperta. Cimoli conta di riportare ossigeno alle casse dell’azienda attraverso la cessione di immobili e terreni del valore complessivo di 130 milioni di euro, e di nuovi rami d’azienda, Non è detto, però, che a portare a termine l’operazione sia sempre lui. «Doveva essere l’anno della svolta, ma il problema è che la svolta non si vede», spiegava ieri un operatore di Borsa. «Riguardo all’ipotesi di unione con Air France, sembra poi che ci voglia del tempo, e questo non aiuta il titolo di una società che perde 200 milioni di euro al trimestre».
 Incassata di nuovo solo pochi giorni fa la fiducia del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, Cimoli vede il suo futuro appeso alle decisione che il presidente del consiglio Romano Prodi prenderà al ritorno del suo viaggio in Cina.
 Nel frattempo la tensione sale insieme alla adesioni allo sciopero del 18 settembre. Ieri lo hanno fatto Filt-Cgil, Fit-Cisl. Uiltrasporti e Ugl, che insieme all’Unione piloti hanno annunciato di partecipare all’agitazione indetta dagli autonomi. «Alla luce delle decisioni prese da questo management tutti i lavoratori sono tenuti a dare una grande prova di unità e compattezza per rispedire al mittente le scelte e l’arroganza messe in essere da Alitalia», è scritto in una nota diffusa ieri dai sindacati in cui si chiedono «interventi immediati» da parte del governo.
- Carlo Rosso