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E’ morto l’onorevole Giovanni Meo Zilio

 VITTORIO VENETO. E’ morto, nella sua casa di Treviso, a seguito di un tumore, l’onorevole Giovanni Meo Zilio, già sottosegretario all’università e assessore comunale di Vittorio Veneto, fino a due anni fa residente a Formeniga. «Continuava a ripetermi - ricorda il sindaco Giancarlo Scottà - dobbiamo dare alla città un colpo d’ala». I funerali si terranno martedì alle 11 nella chiesa di San Giuseppe.
 Nato a Treviso il 24 ottobre 1923, terzo di 9 fratelli e sorelle, Meo Zilio è morto giovedì sera, assistito dalla moglie Silvia, dal figlio David e dai fratelli nella sua casa di San Giuseppe, nella cui parrocchiale i funerali verranno celebrati il 1º agosto, alle 11. Nonostante la malattia, si recava ancora all’università di Venezia, dove insegnava. Laureato in filosofia a Padova, ha fatto il giro delle università del mondo, a partire da quelle dell’America Latina, prima di approdare a Firenze e poi a Venezia, passando in seguito dalla California alla Germania. Per lui il dialetto veneto era una lingua. Meo Zilio, leghista della prim’ora, è stato sottosegretario del primo Governo Berlusconi, al dicastero dell’università e della ricerca scientifica; come assistente aveva Giovanni Braido, di Vittorio Veneto, oggi vicesindaco. Nell’ultimo governo Berlusconi, i ministri Maroni e Tremaglia l’hanno voluto come loro consulente. Dopo essere stato per due anni assessore alla cultura nella prima giunta Scottà, Zilio ha lasciato l’incarico perché non in sintonia con gli amministratori di Vittorio Veneto, ma con il sindaco Giancarlo Scottà ha tenuto un rapporto di cordialità, tanto da accettare anche l’incarico di «consigliere speciale». «Quando avevo un problema, piccolo a grande che fosse - ammette Scottà - andavo sempre a consigliarmi da lui. Era davvero un grande saggio». «E un grande maestro, davvero un grande studioso delle nostre radici» aggiunge l’assessore alla cultura Fabio Giradello. Commosso il ricordo di chi è stato dall’altra parte della barricata. «Meo Zilio? Una brava persona a cui la città deve rendere senz’altro omaggio - riconosce Adriana Costantini, consigliere dei Democratici di sinistra - Era un gentiluomo d’altri tempi, dalla rara sensibilità. Onesto, attaccato alla sua gente, ma sempre corretto, aperto al confronto». E continua: «Anzi, posso aggiungere che la sua correttezza politica è stata esemplare. Il professore sapeva ascoltare, anche quando dissentiva. Possiamo dirlo? Un leghista atipico».
 Tra le ultime sue battaglie, quella per il voto degli italiani all’estero. Questa mattina e domani, Zilio sarà ricordato dai «Trevisani nel mondo» nell’assemblea di Follina e nel raduno del Cansiglio.
 «I nostri emigranti - scriveva - con il sacco sulle spalle (con la valigia di legno in un secondo tempo e di cartone in un terzo), fin dal secolo scorso hanno alleviato la nostra pressione demografica, hanno reso un servizio storico all’Italia, ci hanno alleviati dalla fame, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, con le loro rimesse, e oggi acquistano “in primis” prodotti italiani e quindi potenziano il commercio e l’economia del nostro paese. Si valuta in oltre 100.000 miliardi l’indotto proveniente dalla collaborazione economica dei nostri emigrati». Ai funerali del primo agosto, a Treviso, parteciperà la giunta comunale di Vittorio Veneto con il gonfalone, decorato di medaglia d’oto alla resistenza. Zilio, infatti, era orgoglioso del suo passata da partigiano.
(Francesco Dal Mas)

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