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«L’automatismo poteva far saltare il sistema»



 TREVISO. Non paiono particolarmente contrariati i dirigenti di alcuni grandi istituti bancari dalle modifiche che il decreto Bersani apporterebbe all’interno sistema. Anzi, di frequente si lasciano andare ad espressioni che riconoscono alla riforma «un giusto allineamento ai parametri europei di concorrenza», l’adempimento «obblighi morali e concreti», «un investimento verso la trasparenza». Circa l’imposizione di non applicare più costi di estinzione dei conti, Roberto Speziotto, direttore regionale per il Triveneto orientale di Unicredit banca, precisa che il suo istituto «ha anticipato la norma, primo in Italia, da febbraio. Una scelta che andava fatta e di cui siamo soddisfatti, interamente incentrata sull’interesse del cliente che però, in termini di mancati introiti, ha significato per noi - a livello nazionale - perdite tra i cinque e i dieci milioni di euro». «Nessun problema - commenta Vincenzo Consoli, direttore generale di Venetobanca - si tratta di una misura su cui concordiamo, tanto che, da sempre, noi non pratichiamo costi per l’estinzione del conto corrente». Roberto Robazza, direttore generale di Banca Treviso è per nulla dispiaciuto: «Siamo gli ultimi arrivati a Treviso - spiega - e non può che farci piacere l’eliminazione di uno strumento che scoraggiava la mobilità del cliente da un altro istituto magari al nostro, che per lanciarsi sul mercato, offre condizioni di assoluta convenienza rispetto ad altri soggetti più grossi». «Bene così - gli fa eco Franco Zambon, direttore generale del Credito Trevigiano - ad avvantaggiarsene erano i grandi». Al contestatissimo emendamento che priva il decreto del automatismo in egual misura tra tassi attivi e passivi in relazione alle variazioni Bce, fornisce una spiegazione tecnica Consoli. Che spiega: «Se l’articolo 10 fosse passato senza l’emendamento, si sarebbe creata una situazione difficile. Il mercato dei depositi e quello degli impieghi in conto corrente sono caratterizzati da condizioni strutturalmente diverse. È differente il grado di rischiosità per chi investe: il consumatore che decide di mantenere sul suo c/c i suoi risparmi ha una remunerazione priva di rischi, mentre la banca che impiega le sue risorse finanziarie ha una remunerazione commisurata al rischio che si assume. In secondo luogo, è diversa la tempistica prevista per il rientro. Il consumatore può liquidare in tempi brevissimi la sua posizione, mentre la banca deve prevedere dei percorsi graduali di rientro dalla posizione debitoria, per evitare la perdita del credito. Applicare a depositi e impieghi delle variazioni di tasso simmetriche produrrebbe forti distorsioni e inefficienze». La domanda sorge spontanea rispetto a un altro punto fondamentale inserito nel decreto: ma perché allora deve essere una norma di legge a imporre l’obbligo di comunicare al cliente eventuali variazioni rispetto alle condizioni contrattuali stipulate? Senza infingimenti, la risposta arriva da Robazza: «Perché a parte martiri e santi, siamo tutti virtuosi se siamo obbligati...». (d.l.)