Arrestati tre informatici


ROMA. Sono già un'ottantina le persone fermate dalla polizia egiziana per la strage di Dahab e tra loro ci sono anche tre ingegneri informatici, partiti dalla località sul Mar Rosso un'ora dopo il massacro, sospettati di aver avuto un ruolo centrale nell'organizzazione del triplice attentato. Intanto, mentre migliorano i feriti italiani, sono stati identificati i tre kamikaze che apparterrebbero a una tribù di beduini del Sinai. Le indagini battono quindi due piste: quella informatica e quella dell'estremismo beduino.
I tre ingegneri esperti di computer si chiamano Mumen Faruk Mohammed, Ali Karim Ashraf Abdallah e Majed Ali Mahmud. Sono stati arrestati a un posto di blocco e uno è ferito al viso. Tutti egiziani del Cairo, erano arrivati a Dahab domenica scorsa in auto e avevano alloggiato in un complesso turistico. Sono ripartiti lunedi, un'ora dopo la strage, a bordo di una nuova vettura con targa falsa. Sono stati fermati vicino al canale di Suez mentre tornavano verso la capitale: in tasca avevano documenti falsi e sembra tentassero di nascondersi.
Il quotidiano «Al-Ahram», legato al governo, ha poi confermato che gli attacchi sono stati compiuti da tre kamikaze che portavano gli ordigni nascosti in alcune borse e che sono già stati identificati dai servizi di sicurezza. Secondo il giornale uno si chiamerebbe Eid Atta Suleiman, beduino del Sinai settentrionale, latitante come si sospetta lo fossero anche gli altri due. La sua carta di identità è stata trovata sul luogo dell'esplosione e ora sono al vaglio impronte e dna. «Al-Ahram» scrive anche che due teste e resti dei kamikaze sono stati ripescati in mare. Un altro quotidiano, «Al Akhbar», afferma invece, citando esperti di polizia, che gli ordigni erano di fabbricazione artigianale. Ai beduini del Sinai furono attribuiti anche gli attentati di Taba e Sharm: ostili al governo di Mubarak, risultano facilmente reclutabili per Al Qaida che secondo l'intelligence israeliana avrebbe creato nella regione una base permanente collegata con la struttura in Iraq del giordano Al Zarqawi.
Prosegue intanto il recupero dei cadaveri. Il bilancio ufficiale delle vittime è fermo a 18, ma secondo alcune fonti i morti sarebbero già più di 20 (tra cui un bimbo tedesco, un russo, un ungherese, un libanese e uno svizzero) oltre a un centinaio di feriti, una trentina dei quali gravi. Migliorano invece i tre feriti italiani rimpatriati martedi. Quello di loro che non ha reso pubbliche le sue generalità e che riportava una ferita a una gamba, è stato dimesso. I fidanzati milanesi Luca Bosani e Raffaella Bianchi restano invece ricoverati al «Centro Grandi Ustionati» dell'ospedale Sant'Eugenio di Roma. Raffaella, si legge in una nota dell'ospedale, «è affetta da ustioni di secondo grado medio profondo che coinvolgono circa il 20% della superficie corporea, prevalentemente agli arti inferiori», Luca «è affetto da ustioni di secondo grado superficiale medio coinvolgente il 12% della superficie corporea». Le loro condizioni vengono comunque date «in via di miglioramento».
La Farnesina, che al Cairo ha attivato una mini unità di crisi, dal canto suo continua a raccomandare «prudenza» ai turisti italiani diretti in Egitto e «sconsiglia» Dahab. Secondo l'Associazione agenti di viaggio, chi aveva prenotato non ha cambiato programma.

Monica Viviani