«Francia protezionista? Assurdo»


BRUXELLES.L'ultima parola è di Jacques Chirac. Il presidente francese, prima di lasciare il palazzo dove si è svolto il Consiglio europeo, sfoga la sua rabbia davanti a cronisti e telecamere. «L'Opa dell'italiana Enel su Suez non ha motivazioni economiche, è puramente finanziaria e contraria alla volontà dei francesi e dei belgi. La Francia protezionista? Chi lo afferma è bene che torni a scuola. Ed è un'accusa talmente infondata che nessuno, in Consiglio, ha sollevato la questione». Nel suo attacco all'Italia Chirac è particolarmente determinato e fa seguire le sue parole da cifre ufficiali, del Fondo monetario. In Francia, spiega, il rapporto con il Prodotto interno lordo degli investimenti esteri è del 42 per cento, del 36 in Gran Bretagna, del 24 in Germania e solo del 13 per cento in Italia, «tre volte meno della Francia» sottolinea.
Quasi contemporaneamente, al piano di sopra, nella vasta sala delle conferenze stampa, il presidente di turno della Ue, l'austriaco Wolfgang Schussel, e il presidente della commissione, Manuel Barroso, illustrano ai giornalisti le conclusioni di questo fiacco vertice di primavera. Spiegano le prospettive dell'energia, la concordia tra i leader, le prospettive economiche per il futuro. Ma nessun cenno, se non in risposta a una domanda, al nodo politico che sembrava dovesse irrompere nelle sale delle discussioni: il protezionismo, cioè l'atteggiamento di alcuni paesi, Francia in testa, accusati di porre barriere all'ingresso nel loro paese di capitali di altri paesi. La questione è stata tenuta lontana dal tavolo delle discussioni cosi rigorosamente che, a un certo punto, uno dei leader avrebbe chiesto, fingendosi ingenuo: «Ma non dovevamo parlare della questione del protezionismo?». «Ma no», gli avrebbe risposto il presidente lussemburghese Jean Claude Juncker, guardando dritto verso Silvio Berlusconi, «era un'invenzione della stampa comunista».
Un piccolo aneddoto che spiega bene l'atmosfera creatasi a Bruxelles intorno al tentativo italiano di fare della questione Enel-Suez il perno intorno alla quale far ruotare i lavori.
Prima la lettera contro il protezionismo (e quindi contro la Francia) che Tremonti voleva far firmare a più paesi possibile. Sarebbe stato un ricco bottino con cui tornare a Roma. Ma i leader a cui era stata sottoposta l'hanno rispedita al mittente. Motivazione ufficiosa: rischia di diventare un'operazione elettorale a favore di Berlusconi. Una risposta talmente imbarazzante da farne negare, sia da Berlusconi che Tremonti, addirittura l'esistenza.
Poi, tra l'altra sera e ieri mattina, gli ultimi tentativi di Berlusconi di portare a casa comunque un risultato. Giovedi sera si sparge la voce che il premier italiano, a cena, farà un duro intervento sulla questione. Ma poi, prima di andare a dormire, Berlusconi si limita a dire ai cronisti che «una volta stabilito che il mercato deve essere libero, il governo non deve fare un passo in più, deve intervenire la commissione».
Ieri mattina, prima di tornare nelle sale del consiglio, Berlusconi ribadisce il principio della «libertà di Opa» e conclude con uno scherzoso «Cosa volete che faccia? Che dichiari guerra alla Francia?». E quando arriva al Justus Lipsius, sede del Consiglio europeo, continua con i toni scherzosi. Appena vede Chirac gli va alle spalle e gli fa un piccolo massaggio sul collo, come per strangolarlo. Un atteggiamento che, come abbiamo visto, non ha per nulla rasserenato gli animi. A poche ore dal buffetto berlusconiano Chirac metterà i numeri in fila per dimostrare che la Francia non è protezionista e sarà chiaro a tutti che di protezionismo i leader europei non hanno parlato. Tanto è vero che il ministro delle Finanze austriaco, Karl-Heinz Grasser, annuncia di aver convenuto con Giulio Tremonti che il luogo migliore per parlare della questione è la prossima riunione dell'Ecofin, prevista a Vienna il 7 e 8 aprile, proprio alla vigilia delle elezioni italiane e, quindi, a giochi elettorali chiusi.

dall'inviato Pier Vittorio Buffa